La cosa strabiliante della politica e dei popoli è che dopo contrasti che sembrano incolmabili, dopo guerre e fratture, si assiste anche alle riconciliazioni clamorose ed alla formazione di nuove alleanze.
Che questi giorni siano di grande svolta si legge da troppi segni. Vediamo di elencare questi eventi, analizzando le loro ragioni per delineare le prospettive della futura evoluzione.
Un evento apparentemente casuale, la caduta di un vecchio aereo russo, decapita l’intera dirigenza polacca filo americana. Subito si dispiega l’occasione per una riconciliazione russo-polacca che sicuramente covava sotto la cenere. Putin ricevuto a Varsavia in gran pompa. Due giorni di lutto in Russia per i caduti polacchi. Una riconciliazione che sana una frattura iniziata da Pietro il Grande.
Altro quadro. La Russia supera un conflitto ancora più antico e ricuce i rapporti con la Turchia. Si firmano contratti strategici e si consente il passaggio del gas e del petrolio russo verso l’Europa.
L’Ucraina che, dopo un breve giro di valzer ‘arancione’ con gli USA, rientra nelle vaste alleanze di Putin. Certo, anche Solzhenitsyn, in piena rotta di collisione con il potere sovietico-russo, aveva messo in guardia: la Russia, senza l’Ucraina non può vivere. Ma l’Ucraina, e non era la prima volta negli ultimi cento anni, si stava armando per marciare su Mosca. Qualcosa di grave è mutato per un così frettoloso, anche se funzionale, ritorno all’ovile.
Poi il Presidente turco Erdogan che và ad Atene per dire basta ad un conflitto che dura da 750 anni. Basta a spese militari folli per mantenere in vita una tensione ormai irragionevole. Che Atene risparmi per ripianare i propri deficit e sarà aiutata dai turchi purchè sostenga la candidatura di Ankara all’ingresso nella UE.
Tra marzo ed aprile, i tedeschi hanno nicchiato sugli aiuti alla Grecia. Un lungo braccio di ferro vinto dalla Merkel con un preciso impegno alla soluzione delle tensioni mediterranee ed ad uno schieramento internazionale che condanni la finanza senza regole proveniente dalle grandi borse anglosassoni.
Prima di eliminare le nebbie e dire la mia, voglio però dire che questi grandi movimenti hanno un preciso riscontro anche nell’orto di casa nostra (un lapsus freudiano mi ha fatto scrivere inizialmente sul computer ‘di cosa nostra’).
Un Tremonti che si reca ad Instanbul nel 2008 per un incontro tra grandi banchieri (e non voglio dire di più) e cambia la sua visione di 360 gradi. Non più finanza creativa, edge found, derivati, swap, ma risparmio ed investimento nell’economia reale. E la nuova linea politica, guarda caso, ci ha salvato in parte dagli esisti della crisi sub-prime.
Ad Instanbul era presente anche Prodi ed i due hanno avuto l’occasione per recuperare le antipatie personali e nei due anni successivi, si è assistito a dichiarazioni di reciproca stima.
Oggi si sente parlare di una quota crescente del PD che auspica un governo di unità nazionale con il PDL. Che sia partito tutto da Instanbul, dalla sponda del Bosforo che mette in contatto Europa ed Asia e che per questo, forse, già due millenni fa suggerì a Costantino di porre la croce sui propri vessilli?
Poi un Berlusconi che prende con i suoi luogotenenti la distanza dal mafioso (che dico ! tutti sappiamo che la Mafia non esiste) Dell’Utri, che addirittura, dice, lo sta facendo prigioniero.
Nel contempo l’amicizia tra Putin e Berlusconi si fa incontenibile.
Partita da Pratica di Mare, la stima reciproca si fa fitta di incontri in dacie e ville private, dove si firmano contratti di enorme valore economico ed ancor più geo-strategico intorno a capitoli che si chiamano gas, energia elettrica, nucleare (sia la fissione che la fusione), auto, tecnologie avanzate.
Amicizia che, ormai è chiaro, ha disinnescato la gravissima crisi esplosa in Georgia.
E poi, la frattura di Fini con Berlusconi. Fini amico di Nancy Pelosi e di Israele, rispettivamente Presidente dei deputati democratici USA e principale alleato USA del Mediterraneo. Altro che motivi di carattere personale !
Un puzzle che deve essere completato con le tessere economiche.
I Paesi ex comunisti del centro Europa che non hanno ottenuto gli aiuti promessi dagli USA. Nulla è arrivato, oltre le strette di mano alla Polonia, ai Paesi Baltici, all’Albania, alla Bosnia, all’Ucraina, alla Cekia, che in compenso erano entrati (o volevano entrare) nella NATO ed avevano sottoscritto impegno per lo scudo spaziale americano.
Ed infine l’attacco speculativo contro l’Euro, proveniente da Chicago (la geografia è storia, storia di …. nostra), benché il dollaro non valga più nulla e l’oro lo dimostri quotando oggi oltre 1.250 dollari per oncia, contro i 35 che ne occorrevano fino al 1971.
In questi tempi di crisi, l’unico alleato che rinsalda i legami con gli USA è la Gran Bretagna, che non a caso, ha ribadito che mai e poi mai entrerà a far parte dell’area Euro e che non si sente legata a solidarietà con i Paesi Europei che ne fanno parte.
Due più due fa quattro. Pensatela come volete. Quattro.
Nella nuova logica del Potere si sta consolidando ‘l’impero di mezzo’, temuto e combattuto dagli anglosassoni fin dal XVII secolo. Un’alleanza sempre più stretta tra UE continentale e Russia, funzionale agli interessi di tutti i popoli di questo vasto continente Euro-Asiatico e più oltre.
Una alleanza, vista come ineludibile ed auspicata dal Generale De Gaulle, si concretizza proprio in questi giorni. In conseguenza della grande crisi americana. Delle troppe e ricorrenti crisi americane.
Ogni cascame del vecchio ordine è combattuto casa per casa in uno scontro cruento che distrugge e ricrea gerarchie e circoli di potere.
Una Grande Coalizione anche per l’Italia per fugare ombre sul nostro debito ed agganciare il nuovo treno continentale?
Per i prossimi 10 anni è quasi inevitabile.
In gioco vi sono 10.000 miliardi di Euro di PIL UE-Russia (ogni anno).
Dipendono dalle scelte di questi giorni stazioni spaziali, energia, flotte, eserciti, tecnologia, capi di stato, cultura, popoli.
Il potere del Mondo per il XXI secolo.
La deriva dei continenti non si sente, ma non si ferma.
Pubblicato da Fede in Economia
Robert Schuman l’aveva perfettamente capito, ed attuato scongiurando una nuova guerra per l’acciaio nel 1949: l’Europa si forma e cresce solo nei momenti di crisi.
Se non hai il nemico alle porte nessuno è disposto a far saltare la propria casa per farne trincea e salvare la città.
Anche stavolta, con la crisi greca, è andata così. Chi crede all’Unione (Paesi della zona Euro) ha impegnato i governi a dare credito agli Stati in crisi e, ciò che più è importante, ha autorizzato la banca di emissione federale (BCE) ad acquistare sul mercato i titoli di stato (Bonds) sottoposti a crisi speculativa, e quindi deprezzati oltre il reale.
La banca di emissione dell’Euro conquista un’altra fondamentale prerogativa, quella di finanziare ‘il Principe’. Accadrà ora quello che alla Banca d’Inghilterra è accaduto nel lontano XVII secolo.
Oltre agli enormi proventi derivanti dall’emissione di carta moneta, l’acquisto del ‘debito sovrano’ comporterà in primis il grande utile rappresentato dagli interessi che lo Stato di emissione riconosce sui propri Bonds. Ancor più grande guadagno è rappresentato dal fatto che la BCE acquista titoli sotto attacco speculativo, quindi a basso valore, per rivenderli poi alla spicciolata, passata la crisi, a valore superiore, o semplicemente attende la scadenza del prestito, incassando il controvalore dei titoli ‘alla pari’, cioè al valore nominale del titolo, che sarà molto più alto di quello chiesto dal mercato.
Ciò di cui stiamo parlando, si traduce in un guadagno annuo complessivo ottenuto dalla BCE, sommando le voci correlate alla espansione della base monetaria agli utili sulla gestione dei titoli di Stato, valutabile in oltre 40 miliardi di euro. Una bella somma. Come sarà utilizzata?.
All’inizio, certamente, essa andrà ad accrescere i fondi di riserva della BCE che rafforzerà quindi la già grandissima capacità di intervento nella gestione della liquidità, nel controllo dell’inflazione continentale e nel conseguente prestigio internazionale dell’Euro.
Poi è altrettanto chiaro, i singoli Stati Nazionali dell’euro-zona vorranno mettere le mani su questo tesoro.
E’ qui che occorre evocare lo spirito di Schuman e di tutti i Grandi Europeisti.
E’ innegabile che il motore economico dell’Europa, la Germania, possiede la capacità di imporre il potere di acquisto reale alla moneta comune, come da noi lo imponeva il vecchio ‘triangolo industriale’ di Torino, Genova, Milano.
Una forte produttività che attira il risparmio e che si accresce stabilmente del 5% annuo o si traduce in un corrispondente aumento dei salari tedeschi (ma solo tedeschi) o consente il rafforzamento di un già formidabile motore che, se da un lato attira gran parte dei capitali continentali, dall’altro produce un surplus commerciale che è all’incirca uguale a quello cinese.
Solo che la Germania ha poco più di 80 milioni di abitanti e la Cina ne ha poco meno di un miliardo e mezzo.
Le conseguenze di un ‘cuore produttivo’ così grande possono essere disastrose, se lasciato lavorare in un corpicino asfittico e rachitico. La ‘creatura Europa’ ne può morire.
Una risposta è quella che si è vista applicare in Grecia. Una nazione marginale, con produttività molto bassa (in senso relativo alla Germania, ovviamente), per sostenere redditi monetari non guadagnati, si indebita, fino all’ultima conseguenza di dover ridurre i salari, gli investimenti, lo Stato Sociale. Dopo essersi indebitata al massimo, la Grecia deve ora imboccare una politica deflativa con la riduzione forzata della domanda e dei consumi di beni e servizi.
Gli esisti di questa politica si sono visti nelle vie di Atene. Sono gli esiti di breve periodo. Gli esiti di lungo termine si son visti in quello che fu il Regno delle Due Sicilie.
L’imposizione di una moneta unica (la lira), di dazi doganali comuni e di un mercato unico, ha stroncato per 150 anni l’autonoma capacità di sviluppo economico del Meridione.
La politica applicata al Sud con le gabbie salariali (anche se di fatto), la bassa domanda di investimenti e di lavoro, viene indicata dagli economisti come deflazionistica ed i danni della deflazione, rappresentati dalla fuga di cervelli e di braccia, dalla corruzione, dalle mafie, dalle carenze strutturali, sono sotto gli occhi di tutti.
Torniamo con queste immagini alla nostra cara Europa ed alla BCE.
Per impedire che gli Stati PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, ma in inglese l’acronimo vuol dire beffardamente maiali), diventino un unico enorme ‘Sud’, vi è la sola strada positiva del riequilibrio degli investimenti.
Qualora la BCE fosse autorizzata ad emettere in proprio buoni del tesoro e fosse riconosciuta, come del resto è, una istituzione federale, essa potrebbe intercettare una quota significativa di risparmio delle famiglie, da aggiungere ai profitti descritti in questo articolo.
La somma raggranellata sarebbe molto significativa e non può essere pensata che come un fondo di intervento europeo per la coesione e lo sviluppo.
Accettare che un Paese marginale come il Portogallo rinunci ad un aeroporto per la capitale, ad un treno superveloce per Madrid, ad un nuovo ponte sul Tago, solo per una crisi finanziaria sistemica del continente è da irresponsabili.
I famosi ‘corridoi europei’, i porti, gli aeroporti, le reti di trasmissione dati e di trasporto energetico, le strutture per la difesa, la flotta oceanica, i grandi ospedali, le grandi università, la ricerca, sono materia federale.
E’ la BCE che deve assicurare con propri fondi queste infrastrutture, dando arterie e respiro al grande cuore tedesco.
Solo così il risparmio europeo può prendere anche la strada del riequilibrio territoriale irrorando le periferie che altrimenti andrebbero in cangrena.
L’Italia, con la sua plurisecolare esperienza sul proprio Meridione, può dare una spinta determinante in questo settore perché è sciocco pensare e lavorare per mandare i propri figli in Germania, lasciando che le ‘Calabrie’ siano preda dei lupi.
La Giornata della “Memoria di Ferro” di sabato 1° maggio ha avuto un gran successo di pubblico e di passione follonichese. Per chi, come me, è nato molti anni dopo la chiusura dell’Ilva è stato un momento intenso di ricordi, aneddoti ed emozioni in una cornice – La Leopolda – mirabilmente restaurata. Nell’intervento di Hubert Corsi, già presidente del Parco Nazionale Tecnologico e Archeologico delle Colline metallifere, è stato ribadito che l’Ilva di Follonica è “una delle Porte del Parco Tecnologico Nazionale”.
Purtroppo, come molti sanno, il Parco è senza vertici dal 31 Marzo e le nomine del Ministro dell’Ambiente – che ne è competente – sono in preoccupante ritardo. Preoccupa difatti che un’attrattiva come il Parco – che ha dimostrato di essere molto apprezzata dai turisti – non abbia una gestione ora che siamo in prossimità della stagione estiva. Preoccupa anche perchè c’è necessità di offrire una prospettiva ai lavoratori precari. Preoccupa infine perchè si rischia di “gettare alle ortiche” il lavoro fatto sinora per portare il Parco all’interno della rete dei Geoparchi dell’Unesco.
Mi associo quindi, e con me tutto il gruppo consiliare PD di Follonica, alle richieste del Presidente Enrico Rossi affinchè il Ministro dell’Ambiente sblocchi questa situazione e nomini persone competenti.
Le indiscrezioni giornalistiche apparse nei giorni scorsi (e non smentite) parlano di un nome vicino all’entourage di Simone Turini. E visto che il Pd follonichese ha interesse a scrivere un documento sulla trasparenza e sul merito per le nomine agli enti partecipati, non vorrei che nel PDL di follonichese, al contrario, si voglia premiare più l’appartenenza partitica che le capacità gestionali dei singoli.
Francesco De Luca
Il 22 aprile in sala del Consiglio a Follonica, il Partito Democratico ha approvato ad unanimità, la mozione contro l’omofobia e la transfobia.
La scelta di portare in Consiglio Comunale questa mozione è nata dalla constatazione che, ormai da troppi anni si parla di uguaglianza per i diritti civili,ma poi tutto rimane invariato. Le difficoltà che giornalmente incontrano gli omosessuali e i transessuali per poter svolgere una vita di pari dignità come quella degli eterosessuali sono molte. La necessità di mettere l’attenzione su questo argomento non è cosa nuova per l’amministrazione di Follonica, infatti già da alcuni anni è stato istituito un registro comunale dove le coppie di fatto possono iscriversi per ottenere almeno nei confini comunali un riconoscimento della loro unione.
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