ED ORA I BUONI DEL TESORO EUROPEI.
Pubblicato da Fede in Economia
Robert Schuman l’aveva perfettamente capito, ed attuato scongiurando una nuova guerra per l’acciaio nel 1949: l’Europa si forma e cresce solo nei momenti di crisi.
Se non hai il nemico alle porte nessuno è disposto a far saltare la propria casa per farne trincea e salvare la città.
Anche stavolta, con la crisi greca, è andata così. Chi crede all’Unione (Paesi della zona Euro) ha impegnato i governi a dare credito agli Stati in crisi e, ciò che più è importante, ha autorizzato la banca di emissione federale (BCE) ad acquistare sul mercato i titoli di stato (Bonds) sottoposti a crisi speculativa, e quindi deprezzati oltre il reale.
La banca di emissione dell’Euro conquista un’altra fondamentale prerogativa, quella di finanziare ‘il Principe’. Accadrà ora quello che alla Banca d’Inghilterra è accaduto nel lontano XVII secolo.
Oltre agli enormi proventi derivanti dall’emissione di carta moneta, l’acquisto del ‘debito sovrano’ comporterà in primis il grande utile rappresentato dagli interessi che lo Stato di emissione riconosce sui propri Bonds. Ancor più grande guadagno è rappresentato dal fatto che la BCE acquista titoli sotto attacco speculativo, quindi a basso valore, per rivenderli poi alla spicciolata, passata la crisi, a valore superiore, o semplicemente attende la scadenza del prestito, incassando il controvalore dei titoli ‘alla pari’, cioè al valore nominale del titolo, che sarà molto più alto di quello chiesto dal mercato.
Ciò di cui stiamo parlando, si traduce in un guadagno annuo complessivo ottenuto dalla BCE, sommando le voci correlate alla espansione della base monetaria agli utili sulla gestione dei titoli di Stato, valutabile in oltre 40 miliardi di euro. Una bella somma. Come sarà utilizzata?.
All’inizio, certamente, essa andrà ad accrescere i fondi di riserva della BCE che rafforzerà quindi la già grandissima capacità di intervento nella gestione della liquidità, nel controllo dell’inflazione continentale e nel conseguente prestigio internazionale dell’Euro.
Poi è altrettanto chiaro, i singoli Stati Nazionali dell’euro-zona vorranno mettere le mani su questo tesoro.
E’ qui che occorre evocare lo spirito di Schuman e di tutti i Grandi Europeisti.
E’ innegabile che il motore economico dell’Europa, la Germania, possiede la capacità di imporre il potere di acquisto reale alla moneta comune, come da noi lo imponeva il vecchio ‘triangolo industriale’ di Torino, Genova, Milano.
Una forte produttività che attira il risparmio e che si accresce stabilmente del 5% annuo o si traduce in un corrispondente aumento dei salari tedeschi (ma solo tedeschi) o consente il rafforzamento di un già formidabile motore che, se da un lato attira gran parte dei capitali continentali, dall’altro produce un surplus commerciale che è all’incirca uguale a quello cinese.
Solo che la Germania ha poco più di 80 milioni di abitanti e la Cina ne ha poco meno di un miliardo e mezzo.
Le conseguenze di un ‘cuore produttivo’ così grande possono essere disastrose, se lasciato lavorare in un corpicino asfittico e rachitico. La ‘creatura Europa’ ne può morire.
Una risposta è quella che si è vista applicare in Grecia. Una nazione marginale, con produttività molto bassa (in senso relativo alla Germania, ovviamente), per sostenere redditi monetari non guadagnati, si indebita, fino all’ultima conseguenza di dover ridurre i salari, gli investimenti, lo Stato Sociale. Dopo essersi indebitata al massimo, la Grecia deve ora imboccare una politica deflativa con la riduzione forzata della domanda e dei consumi di beni e servizi.
Gli esisti di questa politica si sono visti nelle vie di Atene. Sono gli esiti di breve periodo. Gli esiti di lungo termine si son visti in quello che fu il Regno delle Due Sicilie.
L’imposizione di una moneta unica (la lira), di dazi doganali comuni e di un mercato unico, ha stroncato per 150 anni l’autonoma capacità di sviluppo economico del Meridione.
La politica applicata al Sud con le gabbie salariali (anche se di fatto), la bassa domanda di investimenti e di lavoro, viene indicata dagli economisti come deflazionistica ed i danni della deflazione, rappresentati dalla fuga di cervelli e di braccia, dalla corruzione, dalle mafie, dalle carenze strutturali, sono sotto gli occhi di tutti.
Torniamo con queste immagini alla nostra cara Europa ed alla BCE.
Per impedire che gli Stati PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, ma in inglese l’acronimo vuol dire beffardamente maiali), diventino un unico enorme ‘Sud’, vi è la sola strada positiva del riequilibrio degli investimenti.
Qualora la BCE fosse autorizzata ad emettere in proprio buoni del tesoro e fosse riconosciuta, come del resto è, una istituzione federale, essa potrebbe intercettare una quota significativa di risparmio delle famiglie, da aggiungere ai profitti descritti in questo articolo.
La somma raggranellata sarebbe molto significativa e non può essere pensata che come un fondo di intervento europeo per la coesione e lo sviluppo.
Accettare che un Paese marginale come il Portogallo rinunci ad un aeroporto per la capitale, ad un treno superveloce per Madrid, ad un nuovo ponte sul Tago, solo per una crisi finanziaria sistemica del continente è da irresponsabili.
I famosi ‘corridoi europei’, i porti, gli aeroporti, le reti di trasmissione dati e di trasporto energetico, le strutture per la difesa, la flotta oceanica, i grandi ospedali, le grandi università, la ricerca, sono materia federale.
E’ la BCE che deve assicurare con propri fondi queste infrastrutture, dando arterie e respiro al grande cuore tedesco.
Solo così il risparmio europeo può prendere anche la strada del riequilibrio territoriale irrorando le periferie che altrimenti andrebbero in cangrena.
L’Italia, con la sua plurisecolare esperienza sul proprio Meridione, può dare una spinta determinante in questo settore perché è sciocco pensare e lavorare per mandare i propri figli in Germania, lasciando che le ‘Calabrie’ siano preda dei lupi.