STATUTO PD

Statuto del Partito Democratico
Testo approvato dalla Commissione Statuto
nella seduta dell’1-2 febbraio 2008

IN CALCE IL CODICE ETICO ED IL MANIFESTO DEI VALORI

CAPO I – Principi e soggetti della democrazia interna

Articolo 1. (Principi della democrazia interna)
1. Il Partito Democratico è un partito federale costituito da elettori ed iscritti, fondato sul
principio delle pari opportunità, secondo lo spirito degli articoli 2, 49 e 51 della Costituzione.
2. Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori
le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti
cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.
3. Il Partito Democratico si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena
partecipazione politica delle donne. Assicura, a tutti i livelli, la presenza paritaria di donne e
di uomini nei suoi organismi dirigenti ed esecutivi, pena la loro invalidazione da parte degli
organismi di garanzia. Favorisce la parità fra i generi nelle candidature per le assemblee elettive
e persegue l’obiettivo del raggiungimento della parità fra uomini e donne anche per le cariche
monocratiche istituzionali e interne. Il Partito Democratico assicura le risorse finanziarie
al fine di promuovere la partecipazione attiva delle donne alla politica.
4. Il Partito Democratico promuove la partecipazione politica delle giovani donne e dei giovani
uomini, delle cittadine e dei cittadini dell’Unione Europea residenti ovvero delle cittadine
e dei cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, garantendo pari opportunità
a tutti e a tutti i livelli.
5. Il Partito Democratico riconosce e rispetta l’autonomia e il pluralismo delle organizzazioni
sociali e del lavoro, riconosce e rispetta la distinzione tra la sfera dell’iniziativa economica privata
e la sfera dell’azione politica. Le regole di condotta stabilite dal Codice etico e le modalità di finanziamentodel partito sono tese a evitare il condizionamento di specifici gruppi di interesse
nella formazione dei suoi gruppi dirigenti e dell’indirizzo politico.
6. Il Partito Democratico riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni
politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica, e riconosce pari
dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità,
l’orientamento sessuale, l’origine etnica.
7. Il Partito Democratico propone un programma di governo per l’Italia e si impegna a realizzarlo
in maniera coerente nelle istituzioni, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni e dei
gruppi del partito nei diversi livelli istituzionali. A questo fine, nel rispetto del pluralismo, le
modalità di elezione dei Segretari e delle Assemblee incentivano le aggregazioni e favoriscono
un esercizio autorevole della guida del partito. L’elezione degli ulteriori organismi rappresentativi
e di controllo interni da parte delle Assemblee è rigorosamente improntata al principio
proporzionale.
8. Il Partito Democratico promuove la trasparenza e il ricambio nelle cariche politiche e istituzionali.
Le candidature e gli incarichi sono regolate dal Codice etico del partito e dalle norme
statutarie che, ad ogni livello organizzativo e per ogni ambito istituzionale, rendono gli incarichi
contendibili, oltre a fissare un limite al cumulo e al rinnovo dei mandati. Devono attenersi
al medesimo Codice etico gli eletti nelle istituzioni iscritti al Partito Democratico in occasione
delle nomine o proposte di designazione che ad essi competono, ispirandosi ai criteri del
merito e della competenza, rigorosamente accertati.
9. Il Partito Democratico assicura un Sistema informativo per la partecipazione basato sulle
tecnologie telematiche adeguato a favorire il dibattito interno e a far circolare rapidamente tutte
le informazioni necessarie a tale scopo. Il Sistema informativo per la partecipazione consente
ad elettori ed iscritti, tramite l’accesso alla rete internet, di essere informati, di partecipare al
dibattito interno e di fare proposte. Il Partito rende liberamente accessibili per questa via tutte
le informazioni sulla sua vita interna, ivi compreso il bilancio, e sulle riunioni e le deliberazioni
degli organismi dirigenti. I dirigenti e gli eletti del Partito sono tenuti a rendere pubbliche le
proprie attività attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.
10. Il Partito Democratico promuove la circolazione delle idee e delle opinioni, l’elaborazione
collettiva degli indirizzi politico‐programmatici, la formazione di sintesi condivise, la crescita
di competenze e capacità di direzione politica, anche attraverso momenti di studio e di formazione.
Articolo 2. (Soggetti fondamentali della vita democratica del Partito)
1. Il Partito Democratico è aperto a gradi diversificati e a molteplici forme di partecipazione.
Ai fini del presente Statuto, vengono identificati due soggetti della vita democratica interna:
gli iscritti e gli elettori.
2. Per «iscritti» si intendono le persone che, cittadine e cittadini italiani nonché cittadine e cittadini
dell’Unione europea residenti ovvero cittadine e cittadini di altri Paesi in possesso di
permesso di soggiorno, si iscrivono al partito sottoscrivendo il Manifesto dei valori, il presente
Statuto e il Codice etico.
3. Ai fini del presente Statuto, ove non diversamente indicato, per «elettori/elettrici» si intendono
le persone che, cittadine e cittadini italiani nonché cittadine e cittadini dell’Unione europea
residenti in Italia, cittadine e cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno,
iscritti e non iscritti al Partito Democratico, dichiarino di riconoscersi nella proposta politica
del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell’Albo pubblico delle
elettrici e degli elettori.
4. Tutti gli elettori e le elettrici del Partito Democratico hanno diritto di:
a) partecipare alla scelta dell’indirizzo politico del partito mediante l’elezione diretta dei
Segretari e delle Assemblee al livello nazionale e regionale, nonché ai livelli territoriali
inferiori, ove questo sia previsto dagli statuti regionali;
b) partecipare alle elezioni primarie per la scelta dei candidati del partito alle principali
cariche istituzionali;
c) avanzare la propria candidatura a ricoprire incarichi istituzionali;
d) prendere parte a Forum tematici;
e) votare nei referendum aperti alle elettrici e agli elettori e prendere parte alle altre forme
di consultazione;
f) avere accesso alle informazioni su tutti gli aspetti della vita del partito;
g) prendere parte alle assemblee dei circoli;
h) ricorrere agli organismi di garanzia e riceverne tempestiva risposta qualora si ritengano
violate le norme del presente Statuto.
5. Gli iscritti e le iscritte al Partito Democratico hanno inoltre il diritto di:
a) partecipare all’elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee a tutti i livelli territoriali;
b) essere consultati sulla scelta delle candidature del Partito Democratico a qualsiasi carica
istituzionale elettiva;
c) votare nei referendum riservati agli iscritti;
d) partecipare alla formazione della proposta politica del partito e alla sua attuazione;
e) avere sedi permanenti di confronto e di elaborazione politica;
f) essere compiutamente informati ai fini di una partecipazione consapevole alla vita interna
del partito;
g) avanzare la propria candidatura per gli organismi dirigenti ai diversi livelli e sottoscrivere
le proposte di candidatura per l’elezione diretta da parte di tutti gli elettori;
h) sottoscrivere le proposte di candidatura a ricoprire incarichi istituzionali.
6. Tutti gli elettori e le elettrici del Partito Democratico hanno il dovere di:
a) favorire l’ampliamento dei consensi verso il partito negli ambienti sociali in cui sono
inseriti;
b) sostenere lealmente i suoi candidati alle cariche istituzionali ai vari livelli;
c) aderire ai gruppi del Partito Democratico nelle assemblee elettive di cui facciano parte;
d) essere coerenti con la dichiarazione sottoscritta al momento della registrazione
nell’Albo.
7. Gli iscritti e le iscritte al Partito Democratico hanno inoltre il dovere di:
a) partecipare attivamente alla vita democratica del partito;
b) contribuire al finanziamento del partito versando con regolarità la quota annuale di iscrizione;
c) favorire l’ampliamento delle adesioni al partito e della partecipazione ai momenti aperti
a tutti gli elettori;
d) rispettare lo Statuto, le cui violazioni possono dare luogo alle sanzioni previste.
8. L’iscrizione al partito così come la registrazione nell’Albo degli elettori e delle elettrici possono
avvenire anche per via telematica, sono individuali e sono perfezionabili a partire dal
compimento dal sedicesimo anno di età. La composizione, la tenuta e le forme della pubblicità
dell’Albo degli elettori e delle elettrici così come dell’Anagrafe degli iscritti e delle iscritte, nel
rispetto delle normative vigenti a tutela della riservatezza dei dati personali, sono sottoposte
al controllo degli organi di garanzia ai diversi livelli, al fine di prevenire e contrastare ingerenze
nell’attività associativa del partito, di garantirne l’autonomia politica e assicurare la trasparenza
delle sue attività, sulla base di un apposito Regolamento approvato dall’Assemblea
nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti in modo da
assicurare altresì l’eguaglianza nell’utilizzo dei relativi dati da parte di coloro che ne hanno interesse
immediato e diretto.

CAPO II – Formazione dell’indirizzo politico, composizione, modalità di elezione e funzioni degli organismi dirigenti nazionali

Articolo 3. (Segretario o Segretaria nazionale)
1. Il Segretario nazionale rappresenta il Partito, ne esprime l’indirizzo politico sulla base della
piattaforma approvata al momento della sua elezione ed è proposto dal Partito come candidato
all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri.
2. Se il Segretario cessa dalla carica prima del termine del suo mandato, l’Assemblea può eleggere
un nuovo Segretario per la parte restante del mandato ovvero determinare lo scioglimento
anticipato dell’Assemblea stessa. Se il Segretario si dimette per un dissenso motivato
verso deliberazioni approvate dall’Assemblea o dal Coordinamento nazionale, l’Assemblea
può eleggere un nuovo Segretario per la parte restante del mandato con la maggioranza dei
due terzi dei componenti. A questo fine, il Presidente convoca l’Assemblea per una data non
successiva a trenta giorni dalla presentazione delle dimissioni. Nel caso in cui nessuna candidatura
ottenga l’approvazione della predetta maggioranza, si procede a nuove elezioni per il
Segretario e per l’Assemblea.
3. Il Segretario nazionale in carica non può essere rieletto qualora abbia ricoperto l’incarico
per un arco temporale pari a due mandati pieni a meno che, allo scadere dell’ultimo mandato,
non eserciti la funzione di Presidente del Consiglio dei Ministri per la sua prima legislatura. In
tal caso il mandato è rinnovabile fino a che non ricorrano i limiti alla reiterabilità dei mandati
nella carica di Presidente del Consiglio di cui all’articolo 22, comma 3.
Articolo 4. (Assemblea nazionale)
1. L’Assemblea nazionale è composta da mille persone elette con le modalità indicate dal
successivo articolo 9.
2. Nello svolgimento di tutte le sue competenze, ad eccezione di quelle indicate all’articolo 3,
al comma 2 ed al comma 7 del presente articolo, la composizione dell’Assemblea nazionale è
integrata da trecento persone elette dagli elettori contestualmente all’elezione delle Assemblee
regionali secondo le modalità indicate dagli statuti regionali. A tale fine, a ciascuna regione
sono attribuiti cinque seggi, ad eccezione del Molise che ne ha due e della Valle d’Aosta che
ne ha uno. La ripartizione dei restanti seggi tra le regioni si effettua in proporzione ai voti ricevuti
dal Partito Democratico nelle più recenti elezioni della Camera dei Deputati, sulla base
dei quozienti interi e dei più alti resti. L’Assemblea nazionale è inoltre integrata da cento
componenti eletti dai parlamentari nazionali ed europei aderenti al Partito Democratico.
3. L’Assemblea nazionale e gli organi dirigenti da essa eletti hanno competenza in materia di
indirizzo della politica nazionale del Partito, di organizzazione e funzionamento di tutti gli
organismi dirigenti nazionali, di definizione dei principi essenziali per l’esercizio
dell’autonomia da parte delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano.
4. L’Assemblea nazionale esprime indirizzi sulla politica del partito attraverso il voto di mozioni,
ordini del giorno, risoluzioni, secondo le modalità previste dal suo Regolamento, sia attraverso
riunioni plenarie, sia attraverso Commissioni permanenti o temporanee, ovvero, in
casi di necessità e urgenza, attraverso deliberazioni effettuate per via telematica sulla base di
quesiti individuati dall’Ufficio di Presidenza o dal Coordinamento nazionale. Il Regolamento
è approvato dall’Assemblea nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei
suoi componenti.
5. L’Assemblea elegge a scrutinio segreto il proprio Presidente. Nel caso in cui nessun candidato
abbia conseguito nella prima votazione un numero di voti almeno pari alla maggioranza
dei componenti, si procede immediatamente a una seconda votazione, sempre a scrutinio segreto,
di ballottaggio tra i due candidati più votati. Il Presidente dell’Assemblea nazionale resta
in carica per la durata del mandato dell’Assemblea. Il Presidente nomina un ufficio di Presidenza
sulla base dei risultati delle elezioni per l’Assemblea.
6. L’Assemblea è convocata ordinariamente dal suo Presidente almeno una volta ogni sei
mesi. In via straordinaria deve essere convocata dal suo Presidente se lo richiedano almeno un
quinto dei suoi componenti.
7. L’Assemblea nazionale può, su mozione motivata, approvata con il voto favorevole della
maggioranza assoluta dei suoi componenti, sfiduciare il Segretario. Se l’Assemblea sfiducia il
Segretario, si procede a nuove elezioni per l’Assemblea e il Segretario.
Articolo 5.
(Durata dei mandati del Segretario e dell’Assemblea nazionale)
1. I mandati di Segretario nazionale del Partito e di componente della Assemblea nazionale
durano quattro anni.
2. Il Presidente dell’Assemblea nazionale indice l’elezione dell’Assemblea e del Segretario
nazionali sei mesi prima della scadenza del mandato del Segretario in carica. Quando ricorrano
i casi di scioglimento anticipato dell’Assemblea previsti dall’articolo 3, comma 2, e
dall’articolo 4, comma 7, il Presidente dell’Assemblea nazionale indice l’elezione entro i quattro
mesi successivi.
Articolo 6. (Vicesegretari)
1. Il Segretario nazionale può, all’atto della proclamazione, proporre all’Assemblea nazionale
l’elezione di uno o due Vicesegretari.
2. I vicesegretari svolgono funzioni delegate dal Segretario.
Articolo 7. (Segreteria nazionale)
1. La Segreteria nazionale è l’organo collegiale che collabora con il Segretario ed ha funzioni
esecutive.
2. La Segreteria nazionale è composta da non più di quindici membri, nominati dal Segretario,
che dà comunicazione della nomina in una riunione del Coordinamento nazionale convocata
con specifico ordine del giorno. Il Segretario può revocare la nomina dei componenti del6
la Segreteria. Tale revoca deve essere comunicata e motivata in una riunione del Coordinamento
nazionale.
3. La Segreteria è convocata dal Segretario, che è tenuto a dare pubblicità alle decisioni assunte.
4. Ulteriori nomine relative ad altre funzioni esecutive esterne alla Segreteria debbono essere
preventivamente approvate dal Coordinamento nazionale.
Articolo 8. (Coordinamento nazionale)
1. Il Coordinamento nazionale è organo di esecuzione degli indirizzi dell’Assemblea nazionale
ed è organo d’indirizzo politico. Esso, ai sensi del proprio Regolamento, approvato con il
voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, assume le proprie determinazioni
attraverso il voto di mozioni, ordini del giorno, risoluzioni politiche e svolge la sua
funzione di controllo attraverso interpellanze e interrogazioni al Segretario e ai membri della
Segreteria.
2. Il Coordinamento nazionale è composto da centoventi membri eletti dall’Assemblea nazionale,
con metodo proporzionale, nella prima riunione successiva alle elezioni di cui
all’articolo 9, e da quattro rappresentanti eletti nella medesima riunione dai delegati
all’Assemblea nazionale della Circoscrizione estero.
3. Sono inoltre membri di diritto del Coordinamento nazionale: il Segretario; il Presidente
dell’Assemblea nazionale; i Vicesegretari; il Tesoriere; il massimo dirigente dell’organizzazione
giovanile; i Presidenti dei gruppi parlamentari del Partito Democratico italiani ed europei;
i Segretari Regionali. Il Coordinamento nazionale può dar vita a suoi organi interni per
organizzare la propria attività.
4. Il Coordinamento è presieduto dal Presidente dell’Assemblea nazionale, che lo convoca
almeno una volta ogni due mesi. In via straordinaria deve essere convocata dal Presidente se
lo richiedano il Segretario o almeno un quinto dei suoi componenti.
Articolo 9. (Scelta dell’indirizzo politico mediante elezione diretta del Segretario e dell’Assemblea nazionale)
1. Le elezioni per il Segretario e per l’Assemblea nazionale sono disciplinate da un Regolamento
approvato dall’Assemblea nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta
dei suoi componenti.
2. Il procedimento elettorale è articolato in due fasi. Nella prima fase, che si conclude con lo
svolgimento della Convenzione nazionale, le candidature a Segretario nazionale e le relative
piattaforme politico‐programmatiche sono sottoposte al vaglio degli iscritti. La seconda fase
consiste nello svolgimento delle elezioni.
3. Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente
dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti
nella relativa Anagrafe da almeno quattro mesi prima della data di svolgimento delle elezioni.
4. Per essere ammesse alla prima fase del procedimento elettorale, le candidature a Segretario
devono essere sottoscritte da almeno il dieci per cento dei componenti dell’Assemblea nazionale
uscente o da un numero di iscritti compreso tra millecinquecento e duemila, distribuiti
in non meno di cinque regioni.
5. Il Regolamento di cui al primo comma stabilisce tempi e modalità di svolgimento delle
riunioni dei Circoli, delle Convenzioni provinciali e della Convenzione nazionale nel corso
delle quali vengono presentate le piattaforme politico‐programmatiche proposte dai candidati
a Segretario e si svolge intorno ad esse un dibattito aperto a tutti gli elettori del Partito Democratico.
6. Il medesimo Regolamento stabilisce le modalità di votazione da parte degli iscritti sulle
candidature a Segretario nazionale, in modo da garantire la segretezza del voto e la regolarità
dello scrutinio, e di elezione dei delegati alle Convenzioni provinciali e alla Convenzione nazionale.
Risultano ammessi all’elezione del Segretario nazionale i candidati che nella consultazione
preventiva ottengono il consenso di almeno il quindici per cento degli iscritti e la medesima
percentuale in almeno cinque regioni o province autonome.
7. Ai fini dell’elezione, le candidature a Segretario nazionale vengono presentate in collegamento
con liste di candidati a componente dell’Assemblea nazionale. Nella composizione di
tali liste devono essere rispettate la pari rappresentanza e l’alternanza di genere. La ripartizione
dei seggi tra le circoscrizioni regionali viene effettuata in proporzione alla popolazione residente
e al numero dei voti ricevuti dal Partito Democratico nelle più recenti elezioni per la
Camera dei Deputati. Le province autonome di Trento e Bolzano costituiscono ciascuna una
circoscrizione. Con l’eccezione della Valle d’Aosta e del Molise, le circoscrizioni regionali sono
articolate in collegi nei quali sono assegnati da un minimo di tre ad un massimo di nove seggi.
In ciascun collegio possono essere presenti una o più liste collegate a ciascun candidato alla
Segreteria. I seggi assegnati a ciascun collegio sono ripartiti tra le liste in base al metodo del
quoziente comunemente noto come Imperiali. I seggi non assegnati sulla base dei quozienti
pieni vengono ripartiti tra le liste sulla base dei resti, nell’ambito delle circoscrizioni regionali.
Ogni altro aspetto è stabilito dal Regolamento di cui al precedente comma 1, il quale prevede
confronti pubblici tra i candidati.
8. Sono ammesse a partecipare alle elezioni, in qualità di elettrici ed elettori, tutte le persone
che al momento del voto rientrino nei requisiti di cui allʹart. 2 comma 3 e devolvano un contributo
di entità contenuta.
9. Qualora sia stata eletta una maggioranza assoluta di componenti l’Assemblea a sostegno
di un candidato Segretario, il Presidente dell’Assemblea nazionale lo proclama eletto
all’apertura della prima seduta dell’Assemblea stessa; in caso contrario il Presidente indice in
quella stessa seduta un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior
numero di componenti l’Assemblea e proclama eletto Segretario il candidato che ha ricevuto il
maggior numero di voti validamente espressi.
Articolo 10. (Organizzazioni all’estero del Partito Democratico)
1. Il Partito Democratico, al fine di garantire la partecipazione politica, sociale e culturale degli
italiani residenti all’estero, organizza le proprie strutture anche in altri Paesi.
2. In considerazione delle norme che disciplinano il voto all’estero, le organizzazioni del Partito
Democratico, quando è necessario, concorrono a promuovere coalizioni politiche conformi
a quelle costituite nel territorio nazionale.
3. Le forme e le modalità di organizzazione del Partito Democratico all’estero sono stabilite
dallo Statuto della Circoscrizione Estero che sarà, in conformità alle norme di cui al capo III,
approvato e modificato dalla relativa Assemblea, con il voto favorevole della maggioranza assoluta
dei suoi componenti.
4. Le regole per le intese con le forze politiche e sociali dei paesi di residenza sono definite in
accordo con il Coordinamento nazionale.

CAPO III – Struttura federale

Articolo 11. (Autonomia statutaria a livello regionale e nelle province di Trento e Bolzano)
1. Le Unioni regionali e le Unioni provinciali di Trento e Bolzano hanno un proprio Statuto
che, nel rispetto dei principi fondamentali dello Statuto nazionale, regolamenta l’attività del
partito nel loro ambito territoriale.
2. Gli Statuti delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano disciplinano
le modalità di designazione, il regime delle incompatibilità e la durata in carica dei componenti
delle rispettive Commissioni di garanzia e di quelle infra‐regionali in modo tale da assicurarne
l’autonomia.
3. Gli Statuti delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano sono approvati
e modificati dalla relativa Assemblea con il voto favorevole della maggioranza assoluta
dei suoi componenti. Essi entrano in vigore entro trenta giorni dalla loro approvazione, a
meno che entro tale termine la Commissione nazionale di garanzia, la quale ha il compito di
verificarne la conformità con i principi fondamentali dello Statuto nazionale, non rinvii lo Statuto
con le relative osservazioni all’Unione regionale o alle Unioni provinciali di Trento e Bolzano
affinché provvedano a modificarlo. In tal caso, se la relativa Assemblea non intende adeguarsi
in tutto o in parte alle osservazioni della Commissione nazionale di garanzia può ricorrere
all’Assemblea nazionale, la quale decide in via definitiva con il voto favorevole della
maggioranza assoluta dei suoi componenti entro i successivi sessanta giorni.
4. Forme speciali di autonomia per rispondere a peculiari esigenze territoriali, in via sperimentale
o permanente, possono essere richieste dalle Assemblee regionali o dalle Assemblee
provinciali di Trento e Bolzano con la procedura prevista per la revisione dei propri Statuti.
Tali richieste sono esaminate dall’Assemblea nazionale e da essa approvate con la procedura
prevista per la revisione dello Statuto nazionale.
Articolo 12. (Autonomia degli organi regionali, delle province autonome e locali)
1. Ai competenti organi delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano,
nonché agli organi locali, è riconosciuta autonomia politica, programmatica, organizzativa e
finanziaria in tutte le materie che il presente Statuto non riservi alla potestà degli organi nazionali,
comprese le alleanze politiche ed elettorali a livello regionale, provinciale e comunale.
Nel caso di decisioni che comportino una alleanza politica con partiti non coalizzati con il Partito
Democratico in ambito nazionale, l’organo territoriale competente è tenuto ad informare
preventivamente il Segretario nazionale e, se si tratti di organo sub‐regionale, il Segretario regionale
o il Segretario provinciale di Trento e Bolzano. In caso di rilievi o richiesta di riesame
della decisione, gli organi che l’hanno adottata sono tenuti a rispondere motivandola in modo
esaustivo.
2. Gli organi nazionali intervengono negli ambiti riservati ai livelli regionali, delle province
autonome e locali soltanto se e nella misura in cui gli effetti della loro azione possono pregiudicare
i valori fondamentali del partito definiti dal Manifesto e dal Codice etico. In tali casi il
Coordinamento nazionale può annullare le deliberazioni degli organismi delle Unioni regionali,
delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano o locali con il voto favorevole della maggioranza
assoluta dei suoi componenti entro 15 giorni dalla loro adozione.
3. Qualora il Segretario regionale o il Segretario provinciale di Trento e Bolzano, o una maggioranza
dei componenti della relativa Assemblea, ritengano che una decisione nazionale violi
l’autonomia statutaria possono ricorrere entro trenta giorni dalla sua approvazione alla Commissione
nazionale di garanzia che giudica entro i successivi trenta giorni con decisione inappellabile.
In caso di necessità la Commissione nazionale di garanzia può sospendere preventivamente
l’efficacia della decisione.
4. L’autonomia regionale e delle province autonome comprende anche la possibilità di stipulare
accordi tra le Unioni regionali e le Unioni provinciali di Trento e Bolzano, alle medesime
condizioni e con i medesimi limiti previsti per gli Statuti.
Articolo 13. (Accordi confederativi)
1. Qualora in una regione a statuto speciale o in una provincia autonoma si realizzino le condizioni
per costituire una forza politica capace di rappresentare l’elettorato di orientamento
Democratico, il Partito Democratico, a fronte della reale adesione locale al progetto, stabilisce
con essa un rapporto confederale. L’accordo è deliberato dalla Assemblea nazionale a maggioranza
assoluta dei suoi componenti.
2. L’accordo confederativo implica che il partito locale si riconosca nelle liste del Partito Democratico
per il Parlamento nazionale ed europeo ed abbia la facoltà di presentare propri candidati
all’interno delle medesime liste. Per le elezioni regionali e locali l’accordo confederativo
comporta la rinuncia del Partito Democratico a presentare proprie liste ovvero la regolare presentazione
di liste elettorali comuni con il partito locale confederato.
Articolo 14. (Circoli)
1. I Circoli costituiscono le unità organizzative di base attraverso cui gli iscritti partecipano
alla vita del partito. Essi si distinguono in Circoli territoriali, legati al luogo di residenza, in
Circoli di ambiente legati alla sede di lavoro e/o di studio, ed in Circoli on‐line, che vengono
costituiti sulla rete internet e ai quali è possibile aderire indipendentemente dalla sede di residenza,
di lavoro e di studio. In ciascuna porzione del territorio e in riferimento a ciascuna sede
di lavoro o di studio può essere costituito un solo Circolo. In caso di partecipazione contemporanea
ad un Circolo territoriale e ad un Circolo dʹambiente, fermo restando il diritto di partecipare
alla vita politica interna ed allʹelezione degli organi dirigenti di entrambi, lʹiscritto deve
indicare presso quale dei due Circoli intende esercitare gli altri propri diritti ai sensi del
presente Statuto.
2. Gli iscritti ai Circoli on‐line, fermo restando il diritto di partecipare alla vita politica interna
ed allʹelezione degli organi dirigenti di questi, devono comunque indicare il Circolo territoriale
o dʹambiente dove esercitare gli altri propri diritti ai sensi del presente Statuto.
3. Gli elettori possono partecipare, senza diritto di voto, alle attività dei Circoli.
4. L’articolazione dei Circoli, il loro funzionamento, i loro organi e le relative modalità di elezione
sono stabilite dagli Statuti delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e
Bolzano. In ogni caso dovrà essere previsto almeno un Circolo territoriale di base per ogni
comune superiore a cinquemila abitanti e per ciascuno dei collegi di cui all’articolo 9, comma
7, nei comuni con più di centomila abitanti. Gli Statuti devono prevedere in ogni caso che i
Circoli abbiano una Assemblea degli iscritti e un Coordinatore.
Articolo 15. (Principi inderogabili per gli statuti regionali)
1. Gli Statuti delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano disciplinano
la composizione, le modalità di formazione e le competenze degli organismi dirigenti regionali
e locali, nel quadro dei principi contenuti nel presente Statuto, nel Codice etico e nel
Manifesto.
2. Per ogni livello territoriale cui spetti la titolarità, nel proprio ambito, della rappresentanza
politica del Partito Democratico, devono essere previsti un Segretario, una Assemblea e una
Commissione di garanzia.
3. L’elezione del Segretario e dell’Assemblea a tutti i livelli, sia che l’elettorato attivo venga
riservato ai soli iscritti sia che esso venga attribuito a tutti gli elettori, avviene sulla base di un
voto personale, diretto e segreto.
4. I mandati di Segretario regionale, di Segretario provinciale di Trento e Bolzano e di componente
la relativa Assemblea durano quattro anni.
5. Con Regolamento approvato dall’Assemblea regionale sono stabiliti i tempi e le modalità
di formazione e svolgimento della Convenzione regionale, eletta nell’ambito di una consultazione
preventiva degli iscritti sulle candidature a Segretario regionale. Sono ammessi alla
competizione elettorale aperta a tutti gli elettori i candidati che nella consultazione preventiva
ottengano il consenso di almeno il quindici per cento degli iscritti e la medesima percentuale
in almeno un terzo delle province.
6. L’elezione dell’Assemblea e del Segretario regionale o del Segretario provinciale di Trento
e Bolzano, unitamente a quella per gli organismi dirigenti dei livelli infraregionali, si svolgono
a distanza di due anni dall’elezione del Segretario e dell’Assemblea nazionale in una data unica
per tutte le regioni e le province autonome stabilita dal Coordinamento nazionale d’intesa
con la Conferenza dei Segretari regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano.
7. Le candidature a Segretario regionale e a Segretario provinciale di Trento e Bolzano vengono
presentate in collegamento con liste di candidati a componenti della relativa Assemblea,
sulla base di piattaforme politico‐programmatiche concorrenti. In ciascun collegio elettorale
possono essere presentate una o più liste collegate a ciascun candidato alla Segreteria.
L’elettorato passivo è riservato agli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione al momento
dell’indizione dell’elezione e presenti nell’Anagrafe degli iscritti da almeno quattro mesi prima
del giorno in cui sono state indette le elezioni. L’elettorato attivo è riservato a tutte le persone
per le quali ricorrano le condizioni per essere registrate nell’Albo degli elettori e che ne
facciano richiesta anche al momento del voto.
8. Se il Segretario regionale cessa dalla carica prima del termine del suo mandato,
l’Assemblea regionale può eleggere un nuovo Segretario per la parte restante del mandato
ovvero determinare lo scioglimento anticipato dell’Assemblea stessa. Se il Segretario si dimette
per un dissenso motivato verso deliberazioni approvate dall’Assemblea, l’Assemblea può
eleggere un nuovo Segretario per la parte restante del mandato con la maggioranza assoluta
dei componenti. A questo fine, il Presidente convoca l’Assemblea per una data non successiva
a trenta giorni dalla presentazione delle dimissioni. Nel caso in cui nessuna candidatura sia
approvata dalla maggioranza assoluta dei componenti, si procede a nuove elezioni per il Segretario
e per l’Assemblea.
9. L’Assemblea regionale può, su mozione motivata, approvata con il voto favorevole della
maggioranza assoluta dei suoi componenti, sfiduciare il Segretario. Se l’Assemblea sfiducia il
Segretario, si procede a nuove elezioni per l’Assemblea e il Segretario.
10. I Regolamenti per l’elezione degli organismi dirigenti regionali e locali sono approvati
dall’Assemblea regionale e dall’Assemblea provinciale di Trento e Bolzano, previo parere positivo
della relativa Commissione di garanzia. Deve essere in ogni caso tutelata la pari rappresentanza
di genere, la segretezza del voto, oltre ad essere garantita la regolarità dello scrutinio.
11. Gli Statuti regionali definiscono i modi e le forme della presenza degli eletti nelle istituzioni
negli organismi territoriali del partito
Articolo 16. (Conferenza dei Segretari regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano)
1. La Conferenza dei Segretari regionali e dei Segretari provinciali di Trento e Bolzano è organo
di rappresentanza federale del partito, di coordinamento dell’iniziativa politica e delle
scelte organizzative in un rapporto di leale cooperazione tra il livello nazionale e le Unioni regionali
e delle province autonome. Essa si dota di un Regolamento approvato con il voto favorevole
della maggioranza assoluta dei suoi componenti.
2. La Conferenza è presieduta da un suo componente eletto annualmente a scrutinio segreto.
Essa è convocata dal Presidente, che ne determina l’ordine del giorno d’intesa con il Segretario
nazionale o suo delegato.
3. La Conferenza esprime pareri sulle scelte relative alla perequazione finanziaria tra i diversi
livelli del partito e i diversi ambiti territoriali, oltre che sulle scelte politiche nazionali che
incidano in maniera rilevante sulla sfera di autonomia regionale. Tali pareri possono essere
derogati dagli organi nazionali con deliberazioni assunte con il voto favorevole della maggioranza
assoluta dei loro componenti.
4. Qualora la Conferenza o il suo Presidente ritengano che un organo statutario non rispetti
l’autonomia riconosciuta alle Unioni regionali e alle Unioni provinciali di Trento e Bolzano
possono ricorrere alla Commissione nazionale di garanzia che delibera entro trenta giorni con
decisione inappellabile e che in caso di necessità può previamente decidere di sospendere
l’efficacia della decisione assunta.
Articolo 17. (Poteri sostitutivi)
1. Per assicurare il regolare funzionamento della democrazia interna, in caso di necessità o di
grave danno al partito in seguito a ripetute violazioni statutarie o di gravi ripetute omissioni,
previa richiesta del quaranta per cento dei membri dell’Assemblea regionale o delle Assemblee
delle province autonome e sentito il parere del relativo organismo di garanzia,
l’Assemblea nazionale può convocare un’elezione anticipata dell’Assemblea e del Segretario
regionale o delle province autonome, individuando allo stesso tempo un organo collegiale di
carattere commissariale.
2. In caso di ripetute violazioni statutarie sulla medesima materia o di gravi ripetute omissioni,
con la medesima procedura può essere nominato un organo commissariale ad acta per
decidere sulle medesime materie per un periodo non superiore a sei mesi.
3. I poteri sostitutivi di cui ai precedenti commi possono essere autonomamente esercitati
dall’Assemblea nazionale qualora le relative deliberazioni siano approvate con il voto favorevole
della maggioranza assoluta dei suoi componenti.
4. Lo Statuto delle Unioni regionali e delle Unioni provinciale di Trento e Bolzano regolamenta
i poteri sostitutivi del relativo livello.

CAPO IV -Scelta dei candidati per le cariche istituzionali

Articolo 18. (Elezioni primarie del Partito Democratico)
1. Per «primarie» si intendono le elezioni che hanno ad oggetto la scelta dei candidati a cariche
istituzionali elettive.
2. Possono partecipare alle elezioni primarie indette dal Partito Democratico gli elettori già
registrati nellʹAlbo nonché quelli che lo richiedano al momento del voto.
3. Il Regolamento per le elezioni primarie è approvato con i voti favorevoli della maggioranza
dei componenti dell’Assemblea del Partito Democratico del livello territoriale corrispondente,
sulla base del Regolamento quadro per la selezione delle candidature alle cariche istituzionali
approvato dall’Assemblea nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta
dei suoi componenti.
4. Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco,
Presidente di Provincia e Presidente di Regione. Qualora il Partito Democratico concorra
con altri partiti alla presentazione di candidature comuni per tali cariche, valgono le norme
contenute nell’articolo 20 del presente Statuto. Le modalità di selezione delle candidature per
le altre cariche di livello regionale e locale vengono stabilite dagli Statuti delle Unioni regionali
e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano.
5. La candidatura a Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione può essere avanzata
con il sostegno del dieci per cento dei componenti della Assemblea del relativo livello
territoriale, ovvero con un numero di sottoscrizioni pari almeno al tre per cento degli iscritti
nel relativo ambito territoriale.
6. Qualora il Sindaco, il Presidente di Provincia o di Regione uscenti, al termine del primo
mandato, avanzino nuovamente la loro candidatura, possono essere presentate eventuali candidature
alternative se ricevono il sostegno del trenta per cento dei componenti della Assemblea
del relativo livello territoriale, ovvero di un numero di sottoscrizioni pari almeno al quindici
per cento degli iscritti nel relativo ambito territoriale.
7. Le primarie per la scelta dei candidati a Sindaco, Presidente di Provincia, Presidente di
Regione si svolgono con il metodo della maggioranza relativa.
8. Non si svolgono le elezioni primarie nel caso in cui, nei tempi prescritti dal Regolamento,
sia stata avanzata una sola candidatura alla carica oggetto di selezione.
9. La selezione delle candidature per le assemblee rappresentative avviene ad ogni livello
con il metodo delle primarie ovvero, anche in relazione al sistema elettorale, con altre forme di
ampia consultazione democratica. La scelta degli specifici metodi di consultazione da adottare
per la selezione delle candidature a parlamentare nazionale ed europeo è effettuata con un
Regolamento predisposto sulla base del Regolamento quadro di cui al precedente comma 3 ed
approvato di volta in volta dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole di almeno i tre
quinti (3/5) dei componenti, previo parere della Conferenza dei Segretari regionali.
Articolo 19. (Candidature per le Assemblee rappresentative)
1. Il Regolamento quadro di cui all’articolo 18, comma 3, nel disciplinare le diverse modalità
di selezione democratica dei candidati per le assemblee elettive, si attiene ai seguenti principi:
a) l’uguaglianza di tutti gli iscritti e di tutti gli elettori;
b) la democrazia paritaria tra donne e uomini;
c) il pluralismo politico nelle modalità riconosciute dallo Statuto;
d) l’ineleggibilità in caso di cumulo di diversi mandati elettivi;
e) la rappresentatività sociale e politica dei candidati;
f) il principio del merito che assicuri la selezione di candidati competenti, anche in relazione
ai diversi ambiti dell’attività parlamentare e alle precedenti esperienze svolte;
g) la pubblicità della procedura di selezione.
2. Il Regolamento di cui all’articolo 18, comma 9, è approvato dal Coordinamento nazionale
entro tre mesi dalla scadenza della presentazione delle liste o, in caso di scioglimento anticipato,
entro tre giorni dalla pubblicazione del relativo decreto. Tale Regolamento:
a) individua gli organi responsabili per ricevere le proposte di candidatura e i criteri per selezionarle;
b) determina le modalità con cui le candidature sono sottoposte, con metodo democratico,
all’approvazione di iscritti o elettori, in via diretta o attraverso gli organi rappresentativi;
c) nomina una Commissione di garanzia elettorale, i cui componenti non sono candidabili,
che esamina i ricorsi relativi alle violazioni del Regolamento e che decide in modo tempestivo
e inappellabile.
Articolo 20. (Primarie di coalizione)
1. Qualora il Partito Democratico stipuli accordi pre‐elettorali di coalizione con altre forze
politiche in ambito regionale e locale, i candidati comuni alla carica di Presidente di Regione,
Presidente di Provincia o Sindaco vengono selezionati mediante elezioni primarie aperte a tutte
le cittadine ed i cittadini italiani che alla data delle medesime elezioni abbiano compiuto sedici
anni nonché, con i medesimi requisiti di età, le cittadine e i cittadini dell’Unione europea
residenti, le cittadine e i cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, i quali al
momento del voto dichiarino di essere elettori della coalizione che ha indetto le primarie, e
devolvano il contributo previsto dal Regolamento.
2. Il Regolamento per lo svolgimento delle primarie di coalizione stabilisce le modalità per la
presentazione delle candidature e la convocazione della consultazione, disciplina la competizione
per la fase che va dalla presentazione delle candidature alle elezioni, fissa modalità rigorose
di registrazione dei votanti e di svolgimento delle operazioni di voto.
3. Qualora, al fine di raggiungere l’accordo di coalizione, si intenda apportare modifiche ai
principi espressi nel comma 1 del presente articolo o utilizzare un diverso metodo per la scelta
dei candidati comuni, la deroga deve essere approvata con il voto favorevole dei tre quinti dei
componenti l’Assemblea del livello territoriale corrispondente.
4. Nel caso di primarie di coalizione, gli iscritti al Partito Democratico possono avanzare la
loro candidatura qualora essa sia stata sottoscritta da almeno il trentacinque per cento dei
componenti dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente, ovvero, da almeno il venti
per cento degli iscritti nel relativo ambito territoriale.
5. Qualora il Partito Democratico aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente
del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura
del Segretario nazionale.
6. Non si svolgono le elezioni primarie di coalizione nel caso in cui, nei tempi prescritti dal
Regolamento, sia stata avanzata una sola candidatura alla carica oggetto di selezione.

CAPO V – Principi generali per le candidature e gli incarichi

Articolo 21. (Codice etico)
1. Non possono aderire al Partito Democratico come elettori o come iscritti, non possono essere
candidate a cariche interne del Partito o essere candidate dal Partito a cariche istituzionali
le persone che risultino escluse sulla base del Codice etico.
Articolo 22. (Incandidabilità e incompatibilità)
1. Nessuno può far parte contemporaneamente di più organi esecutivi del Partito Democratico.
2. Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento
nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati.
3. Gli iscritti al Partito Democratico non possono ricoprire una carica monocratica di governo
o far parte di un organo esecutivo collegiale per più di due mandati pieni consecutivi o per un
arco temporale equivalente.
4. Gli iscritti al Partito Democratico non possono far parte contemporaneamente di più di
un’assemblea elettiva e di un organo esecutivo, tranne i casi in cui questo sia strettamente richiesto
da una delle cariche istituzionali ricoperte. In tali casi, il settantacinque per cento delle
indennità ricevute per le cariche collegate all’incarico istituzionale principale devono essere
versate alla tesoreria del partito al livello territoriale corrispondente all’incarico principale.
5. La carica di parlamentare nazionale o europeo e quella di consigliere di un comune con
meno di quindicimila abitanti non sono incompatibili. In caso di cumulo, il settantacinque per
cento dell’indennità ricevuta per la carica di consigliere comunale deve essere versato alla tesoreria
del partito del livello provinciale corrispondente.
6. Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti devono essere deliberate
dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi
componenti, su proposta motivata dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente
all’organo istituzionale per il quale la deroga viene richiesta. Per le cariche istituzionali europee,
la proposta viene formulata dal medesimo Coordinamento nazionale.
7. La deroga può essere concessa soltanto sulla base di una relazione che evidenzi in maniera
analitica il contributo fondamentale che, in virtù dall’esperienza politico‐istituzionale, delle
competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà
dare nel successivo mandato all’attività del Partito Democratico attraverso l’esercizio della
specifica carica in questione. La deroga può essere concessa, su richiesta esclusiva degli inte15
ressati, per un numero di casi non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti del Partito
Democratico nella corrispondente tornata elettorale precedente.
8. Le incandidabilità e le incompatibilità per le cariche istituzionali di livello regionale e locale
sono stabilite dagli Statuti delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano.
Articolo 23. (Doveri degli eletti)
1. Gli eletti si impegnano a collaborare lealmente con gli altri esponenti del Partito Democratico
per affermare le scelte programmatiche e gli indirizzi politici comuni.
2. Gli eletti hanno il dovere di contribuire al finanziamento del partito versando alla tesoreria
una quota dell’indennità e degli emolumenti derivanti dalla carica ricoperta. Il mancato o incompleto
versamento del contributo previsto dal Regolamento di cui all’articolo 37, comma 2,
è causa di incandidabilità a qualsiasi altra carica istituzionale da parte del Partito Democratico.
3. Gli eletti hanno il dovere di rendere conto periodicamente agli elettori e agli iscritti della
loro attività attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.
4. Se nelle competenze discrezionali degli eletti ricade la nomina di organi tecnici o amministrativi,
di presidenze di Enti o di membri di consigli di amministrazione, di consulenti e professionisti,
gli eletti si impegnano a seguire criteri di competenza, merito e comprovata capacità.
Essi devono inoltre richiedere che all’intera procedura di selezione sia data la massima
pubblicità.
5. I gruppi del Partito Democratico nelle assemblee elettive di ogni livello istituzionale sono
tenuti ad approvare e a rendere pubblico un Regolamento di disciplina della loro attività.

CAPO VI – Strumenti per la partecipazione,l’elaborazione del programma e la formazione politica

Articolo 24. (Forum tematici)
1. Le finalità dei Forum tematici sono: la libera discussione, la partecipazione alla vita pubblica,
la formazione degli elettori e degli iscritti al partito ed il coinvolgimento dei cittadini
nell’elaborazione di proposte programmatiche. I Forum producono materiali utili alle decisioni
e all’iniziativa politica del Partito Democratico.
2. La partecipazione ai Forum è aperta a tutti i cittadini e le cittadine. I partecipanti, qualora
lo accettino, vengono registrati nell’Albo degli elettori del Partito.
3. I Forum tematici sono attivati dai responsabili delle aree e dei settori tematici del Partito
Democratico. Un Forum può altresì essere attivato qualora ne facciano richiesta almeno dieci
cittadini e la proposta sia approvata dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole della
maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Forum viene sciolto e non può essere ricostituito
nell’anno immediatamente successivo se alle sue attività non abbiano attivamente partecipato,
anche per via telematica, almeno cento persone nel corso dell’anno.
4. Il funzionamento dei Forum è disciplinato da un Regolamento approvato dal Coordinamento
nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti.
5. Gli organi del Partito Democratico si esprimono sui materiali prodotti dai Forum quando
discutono o deliberano su contenuti attinenti, secondo le modalità stabilite dal Regolamento
di cui al precedente comma 4.
6. Il materiale audio‐video ed i documenti prodotti dai Forum sono pubblici ed accessibili a
tutti in forma gratuita e non sono oggetto di diritto d’autore. Il Partito Democratico li può liberamente
utilizzare per l’elaborazione del proprio programma elettorale e più in generale
delle proprie posizioni politiche.
Articolo 25. (Conferenza permanente delle donne democratiche)
1. Della Conferenza permanente delle donne democratiche fanno parte le iscritte e le elettrici
che ne condividono le finalità.
2. La Conferenza permanente è un luogo di elaborazione delle politiche di genere, di promozione
del pluralismo culturale, di scambio tra le generazioni, di formazione politica, di elaborazione
di proposte programmatiche, di individuazione di campagne su temi specifici.
3. Le forme organizzative della Conferenza, improntate ad autonomia e flessibilità, sono disciplinate
da un Regolamento approvato con il voto favorevole della maggioranza assoluta
delle donne che vi aderiscono.
Articolo 26. (Commissioni nazionali)
1. L’Assemblea nazionale, su proposta del Segretario nazionale o di un quinto dei suoi componenti,
può istituire una o più Commissioni dando ad esse mandato di elaborare, entro tempi
determinati, analisi e proposte per l’organizzazione e la regolazione della vita interna del
partito, ovvero documenti a carattere politico‐programmatico.
Articolo 27. (Conferenza programmatica annuale)
1. Ogni anno il Partito Democratico indice la propria Conferenza programmatica secondo le
modalità stabilite dall’apposito Regolamento approvato dall’Assemblea nazionale con il voto
favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti.
2. I temi oggetto della Conferenza vengono determinati, su proposta del Segretario nazionale,
dal Coordinamento nazionale.
3. Sui temi prescelti, il Segretario nazionale presenta, entro il termine previsto dal Regolamento,
brevi documenti da porre alla base della discussione in tutte le organizzazioni del Partito
Democratico, tra gli iscritti e gli elettori.
4. Successivamente si riuniscono le Assemblee regionali e delle province autonome di Trento
e Bolzano per discutere dei temi oggetto della Conferenza. Su ciascuno di essi possono approvare
specifiche risoluzioni.
5. L’Assemblea nazionale si riunisce entro il termine previsto dal Regolamento per deliberare
su ciascuno dei temi oggetto della Conferenza, tenendo conto del dibattito svoltosi nel partito
e delle risoluzioni approvate dalle Assemblee regionali e delle province autonome di Trento e
Bolzano.

Articolo 28. (Referendum e altre forme di consultazione)
1. È indetto un referendum interno qualora ne facciano richiesta il Segretario nazionale, ovvero
il Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi
componenti, ovvero il trenta per cento dei componenti l’Assemblea nazionale, ovvero il cinque
per cento degli iscritti al Partito Democratico.
2. La proposta di indizione del referendum deve indicare: la specifica formulazione del quesito;
la natura consultiva ovvero deliberativa del referendum stesso; se la partecipazione è aperta
a tutti gli elettori o soltanto agli iscritti.
3. Il referendum è indetto dal Presidente dell’Assemblea nazionale, previo parere favorevole
di legittimità della Commissione nazionale di garanzia, sulla base di un Regolamento approvato
con i voti favorevoli della maggioranza assoluta dei componenti l’Assemblea nazionale.
4. La proposta soggetta a referendum risulta approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente
espressi.
5. Il referendum interno può essere indetto su qualsiasi tematica relativa alla politica ed
all’organizzazione del Partito Democratico. Il referendum può avere carattere consultivo o deliberativo.
Qualora il referendum abbia carattere deliberativo, la decisione assunta è irreversibile,
e non è soggetta ad ulteriore referendum interno per almeno due anni.
6. Le norme dello Statuto, fatto salvo quanto previsto all’articolo 43, comma 3, non possono
essere oggetto di referendum.
7. Il Regolamento di cui al precedente comma 3 disciplina anche altre forme di consultazione
e di partecipazione alla formazione delle decisioni del Partito, comprese quelle che si svolgono
attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.
Articolo 29. (Formazione politica)
1. Il Partito Democratico promuove attività culturali per la formazione della classe dirigente,
per la promozione e la diffusione di una cultura politica attenta ai valori democratici.
2. A questo scopo, il Partito Democratico stabilisce rapporti di collaborazione con una molteplicità
di Istituti e Centri di ricerca, Università, Fondazioni, Associazioni culturali. Il Partito
Democratico può inoltre avvalersi di Scuole indipendenti di cultura politica precedentemente
riconosciute dal partito stesso che garantiscano la libertà di opinione, l’autonomia scientifica e
didattica dei docenti e dei partecipanti, oltre al conseguimento di elevati standard di qualità
dell’offerta formativa, nel rispetto dei principi di economicità della gestione.
3. Il riconoscimento delle Scuole di ambito nazionale avviene con deliberazione del Coordinamento
nazionale, su proposta motivata del Segretario, corredata di una documentazione
analitica circa le dotazioni e l’offerta formativa delle scuole in questione. Il riconoscimento ha
durata non superiore ai tre anni e può essere rinnovato. Non possono essere in vigore, contemporaneamente,
delibere di riconoscimento per più di tre Scuole di ambito nazionale.
4. Il riconoscimento può comportare oneri finanziari posti a carico del bilancio nazionale del
Partito. Tali oneri non possono tuttavia coprire più del trenta per cento dei costi di gestione di
ciascuna Scuola riconosciuta.
5. La partecipazione alle Scuole di cultura politica riconosciute dal Partito Democratico è aperta
sia agli iscritti che ai non iscritti.

Articolo 30. (Fondazioni, associazioni e altri istituti a carattere politico‐culturale)
1. Il Partito Democratico, ai sensi dell’articolo 18 della Costituzione, favorisce la libertà e il
pluralismo associativo e stabilisce rapporti di collaborazione con fondazioni, associazioni ed
altri istituti, nazionali ed internazionali, a carattere politico‐culturale e senza fini di lucro, garantendone
e rispettandone l’autonomia.
2. Il Partito Democratico riconosce tali fondazioni, associazioni ed istituti quali strumenti per
la divulgazione del sapere, il libero dibattito scientifico, la elaborazione politicoprogrammatica.
3. Le iniziative a carattere divulgativo, scientifico ed editoriale di tali Fondazioni, associazioni
ed istituti non sono soggette a pareri degli organi del Partito Democratico.
Articolo 31. (Organizzazione Giovanile)
1. Il Partito Democratico riconosce l’importanza, la ricchezza e l’originalità del contributo dei
giovani alla vita del partito, promuove attivamente la formazione politica delle nuove generazioni
e favorisce la partecipazione giovanile e una rappresentanza equilibrata di tutte le generazioni
nella vita istituzionale del Paese.
2. Il Partito Democratico riconosce al proprio interno un’organizzazione giovanile, dotata di
un proprio Statuto e di propri organismi dirigenti.
3. I rapporti tra l’organizzazione giovanile ed il Partito Democratico, le forme di partecipazione
dell’organizzazione giovanile all’elaborazione politica, alle attività ed alle scelte del partito
verranno regolate dalla «Carta di Cittadinanza» allegata al presente Statuto.

CAPO VII – Principi della gestione finanziaria

Articolo 32. (Tesoriere)
1. Il Tesoriere viene eletto dalla Assemblea nazionale con il voto favorevole della maggioranza
assoluta dei suoi componenti su proposta del Segretario nazionale che lo sceglie fra persone
che presentino i requisiti di onorabilità previsti per gli esponenti aziendali delle banche, e
di professionalità maturata attraverso esperienze omogenee con le funzioni allo stesso attribuite
dal presente Statuto.
2. Il Tesoriere dura in carica quattro anni e può essere rieletto soltanto per un mandato.
3. Nell’ipotesi in cui, per qualsiasi causa, egli cessi dalla carica prima del termine, il Segretario
nomina un nuovo Tesoriere che rimane in carica fino alla successiva convocazione
dell’Assemblea nazionale.
4. Il Tesoriere cura l’organizzazione amministrativa, patrimoniale e contabile del partito.
5. Il Tesoriere è preposto allo svolgimento di tutte le attività di rilevanza economica, patrimoniale
e finanziaria e svolge tale funzione nel rispetto del principio di economicità della gestione,
assicurandone l’equilibrio finanziario.
6. Il Tesoriere ha la rappresentanza legale del partito per tutti gli atti inerenti alle proprie
funzioni.

Articolo 33.

(Collegio sindacale)

1. L’Assemblea nazionale nomina un Collegio sindacale composto di 5 membri effettivi indicandone

il Presidente. Nomina anche due sindaci supplenti. I sindaci effettivi, come quelli

supplenti, debbono essere scelti fra soggetti in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità

richiesti, di tempo in tempo, per i sindaci delle società per azioni bancarie.

2. Per quanto concerne i doveri ed i poteri del Collegio sindacale, trovano applicazione in

quanto compatibili le norme dettate dagli artt. 2403 e 2403 bis del Codice civile.

3. I sindaci restano in carica quattro anni e possono essere rinominati solo per un altro mandato.

Articolo 34.

(Finanziamento)

1. Gli iscritti al Partito Democratico hanno l’obbligo di sostenere finanziariamente le attività

politiche del Partito con una «quota di iscrizione».

2. Il finanziamento del partito è costituito dalle risorse previste dalle disposizioni di legge,

dalle «quote di iscrizione», dalle erogazioni liberali degli eletti e dalle erogazioni liberali provenienti

dalle campagne di autofinanziamento.

Articolo 35.

(Autonomia patrimoniale e gestionale)

1. La struttura organizzativa nazionale e tutte le articolazioni territoriali previste dallo Statuto

nazionale e dagli Statuti regionali e delle province autonome hanno una propria autonomia

patrimoniale. Ciascuna struttura organizzativa risponde esclusivamente degli atti e dei rapporti

giuridici da essa posti in essere e non è responsabile per gli atti compiuti dalle altre articolazioni

2. Quando il finanziamento derivi da disposizioni di legge per il finanziamento delle campagne

elettorali, le risorse relative al finanziamento delle elezioni regionali e locali vengono immediatamente

e integralmente trasferite, anche quando la legge non lo preveda, agli organismi

dirigenti del Partito Democratico delle regioni e delle province autonome interessate.

3. In ragione della specificità della Circoscrizione Estero, stante l’inapplicabilità del precedente

comma 2, il Partito Democratico eroga annualmente le risorse necessarie alle attività politiche,

in rapporto al finanziamento percepito in occasione di elezioni politiche nella stessa

Circoscrizione Estero.

Articolo 36.

(Bilancio)

1. Annualmente il Tesoriere provvede alla redazione dello stato patrimoniale e del conto economico

del partito, corredati da una relazione sulla gestione. Nella redazione di tali documenti

si applicano, in quanto compatibili, le norme dettate dal Codice civile per il bilancio e la

relazione sulla gestione della società per azioni.

2. Entro il 30 settembre di ogni anno il Tesoriere sottopone al Comitato di Tesoreria il bilancio

preventivo per l’anno successivo. Tale bilancio preventivo è sottoposto all’approvazione

dal Coordinamento nazionale entro il successivo 30 novembre.

3. I bilanci vengono pubblicati sul sito del Partito Democratico, entro venti giorni dalla loro

approvazione da parte del Coordinamento nazionale, unitamente al giudizio sul bilancio annuale

emesso dalla società di revisione di cui al successivo art. 39.

Articolo 37.

(Regolamento finanziario)

1. Il Regolamento finanziario è approvato dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole

della maggioranza assoluta dei suoi componenti.

2. Il Regolamento finanziario disciplina le attività economiche e patrimoniali del partito, definisce

i rapporti con le strutture regionali e delle province autonome, la quota di iscrizione, la

ripartizione dei rimborsi regionali e delle province autonome e il sostegno finanziario degli eletti

alle attività politiche del Partito Democratico.

Articolo 38.

(Comitato di tesoreria)

1. Il Comitato di Tesoreria è formato da 7 componenti. Il Tesoriere ne è membro di diritto e

lo presiede. Gli altri sei componenti sono eletti dal Coordinamento nazionale nella prima seduta

successiva al rinnovo dei suoi componenti elettivi da parte dell’Assemblea nazionale ai

sensi dell’articolo 8, comma 2, nel rispetto della rappresentanza territoriale e di genere, tra

persone che presentino i medesimi requisiti di cui all’articolo 32, comma 1.

2. Il Comitato di Tesoreria coadiuva il tesoriere nello svolgimento delle sue funzioni di indirizzo

e verifica rispetto alla gestione contabile, alle fonti di finanziamento e alla allocazione

delle risorse finanziarie. Il Comitato di tesoreria, segnatamente, approva il bilancio annuale e

quello preventivo redatti dal Tesoriere e li sottopone all’approvazione del Coordinamento nazionale.

3. I componenti del Comitato di tesoreria durano in carica quattro anni e possono essere rieletti

soltanto per un mandato.

Articolo 39.

(Controllo contabile)

1. Il rendiconto annuale, redatto secondo le vigenti disposizioni di legge, è approvato dal

Coordinamento nazionale entro il 31 maggio.

2. Una società di revisione, iscritta nell’albo speciale di cui all’articolo 161 del D. Lgs. 24 febbraio

1998, n. 58 (Testo Unico della Finanza) verifica nel corso dell’esercizio: la regolare tenuta

della contabilità sociale; la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili; che

il bilancio di esercizio corrisponda alle risultanze delle scritture contabili e degli accertamenti

eseguiti e che sia conforme alle norme che li disciplinano. La società di revisione, in particolare,

esprime un giudizio sul bilancio di esercizio secondo quanto previsto dall’art. 156 del Testo

Unico della Finanza. La società di revisione viene nominata dalla Segreteria nazionale.1

VIII

Procedure e organi di garanzia

Articolo 40.

(Commissioni di garanzia)

1. Le funzioni di garanzia relative alla corretta applicazione dello Statuto nonché ai rapporti

interni al Partito Democratico e al Sistema informativo per la partecipazione di cui all’articolo

1, comma 9, sono svolte dalla Commissione nazionale di garanzia, dalle Commissioni di garanzia

delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano.

2. Gli Statuti delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano di cui

all’art. 11 del presente Statuto possono prevedere la costituzione di ulteriori Commissioni di

garanzia a livello provinciale o subprovinciale, definendone i compiti. Avverso le decisioni di

tali Commissioni è sempre ammesso il ricorso alla Commissione regionale o delle province

autonome ovvero alla Commissione nazionale, sulla base delle rispettive competenze.

3. I componenti delle Commissioni di garanzia ai diversi livelli sono scelti fra gli iscritti e gli

elettori del Partito Democratico di riconosciuta competenza ed indipendenza.

4. L’incarico di componente di una delle Commissioni di garanzia è incompatibile con

l’appartenenza a qualunque altro organo del Partito Democratico. Durante lo svolgimento del

proprio mandato, ai componenti le Commissioni di garanzia è fatto divieto di presentare la

propria candidatura per qualunque carica interna al Partito Democratico nonché di sottoscrivere

la candidatura di terzi per i medesimi incarichi. Nel caso di violazione della disposizione

di cui al presente comma, il componente della Commissione si intende decaduto, la candidatura

presentata non può essere ammessa e la sottoscrizione effettuata non viene computata ai

fini del raggiungimento del numero di firme richiesto.

5. I componenti delle Commissioni di garanzia nazionale, delle Unioni regionali e delle Unioni

provinciali di Trento e Bolzano sono eletti dall’Assemblea del rispettivo livello territoriale

con il metodo del voto limitato. Durano in carica quattro anni ed i loro componenti non

possono essere confermati. La Commissione nazionale è composta da nove membri.

6. Ciascuna Commissione di garanzia elegge al suo interno un Presidente, che dura in carica

due anni e può essere riconfermato/a una sola volta, ferma restando la scadenza del proprio

mandato come componente della Commissione medesima.

7. Con apposito Regolamento approvato dalla Commissione nazionale con il voto favorevole

della maggioranza assoluta dei suoi componenti sono stabilite le sanzioni che derivano dalla

violazione delle norme del presente Statuto e le modalità per la loro deliberazione. Esso disciplina

altresì le modalità di convocazione e svolgimento delle sedute delle Commissioni ai diversi

livelli, di assunzione delle decisioni nonché di pubblicità delle stesse.

Articolo 41. (Ricorsi)

1. Le Commissioni di garanzia vigilano sulla corretta applicazione del presente Statuto e delle

disposizioni emanate sulla base dello stesso, nonché sul loro rispetto da parte degli elettori,

degli iscritti e degli organi del Partito Democratico.

2. Ciascun elettore o iscritto può presentare ricorso alla Commissione di garanzia competente,

in ordine al mancato rispetto del presente Statuto e delle altre disposizioni di cui al comma

1. Con il Regolamento di cui al comma 7 dell’art. 40 del presente Statuto sono disciplinate le

modalità di presentazione dei ricorsi nonché i casi di inammissibilità degli stessi.

3. Le Commissioni di garanzia delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e

Bolzano hanno competenza per quanto attiene a tutte le questioni inerenti l’elezione ed il corretto

funzionamento degli organi dei rispettivi livelli territoriali nonché di quelli locali, fatto

salvo, per questi ultimi, quanto eventualmente previsto dagli Statuti delle Unioni regionali o

delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano a norma dell’art. 40, comma 2 del presente Statuto.

Esse sono altresì competenti, in prima istanza, per quanto attiene all’elezione, nel rispettivo

territorio, dei componenti l’Assemblea nazionale, ferma restando la possibilità di ricorrere alla

Commissione nazionale di garanzia.

4. Fatto salvo quanto previsto dal precedente comma 3, la Commissione nazionale di garanzia

è competente in unica istanza per tutte le questioni attinenti l’elezione ed il corretto funzionamento

degli organi nazionali.

5. Nel caso in cui una questione sottoposta all’esame di una Commissione di Unione regionale

o delle Unioni provinciale di Trento e Bolzano attenga a questioni aventi rilievo nazionale

ovvero all’interpretazione di disposizioni per le quali è necessario garantire un’applicazione

uniforme a livello nazionale, i medesimi organismi di garanzia o le parti interessate possono

decidere di sottoporre la questione alla Commissione nazionale, che si pronuncia in forma

vincolante per tutte le Commissioni di garanzia ai diversi livelli.

Articolo 42. (Tenuta degli albi e loro pubblicità)

1. Le funzioni inerenti alla custodia dell’Anagrafe degli iscritti e dell’Albo degli elettori, nonché

alla vigilanza sull’uso corretto dei relativi dati, sono esercitate dalla Commissione di garanzia

di ciascun livello territoriale sulla base del Regolamento di cui al comma 8 dell’art. 2

del presente Statuto.

2. Il medesimo Regolamento stabilisce le forme della pubblicità dei dati relativi agli iscritti e

agli elettori oltre che le modalità di utilizzazione dei dati anche da parte dei dirigenti di ciascun

livello territoriale, nonché dei candidati ammessi a partecipare alle elezioni per gli organi

del Partito Democratico, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali.

Articolo 43. (Revisioni dello Statuto e dei Regolamenti)

1. Le modifiche del presente Statuto sono approvate dall’Assemblea nazionale con il voto favorevole

della maggioranza assoluta dei componenti.

2. Sono sottoposte all’esame ed al voto le proposte che siano state sottoscritte da almeno cinquanta

componenti l’Assemblea nazionale.

3. Le modifiche allo Statuto e ai Regolamenti di competenza dell’Assemblea nazionale possono

essere sottoposte a referendum interno ai sensi dell’articolo 28 qualora non siano state

approvate a maggioranza di due terzi dei componenti dell’Assemblea.

CAPO IX

Norme transitorie e finali

Articolo 44.

(Organismi dirigenti)

1. L’Assemblea costituente nazionale eletta il 14 ottobre 2007 assume le funzioni attribuite

dal presente Statuto all’Assemblea nazionale. Il Presidente dell’Assemblea costituente nazionale

assume il ruolo di Presidente dell’Assemblea nazionale.

2. Vengono riconosciute come validamente svolte, anche ai sensi dello Statuto, la nomina del

Vicesegretario nazionale, del Tesoriere nazionale, dei componenti dell’esecutivo nazionale che

diventano componenti della Segreteria nazionale, nonché del Collegio nazionale dei Garanti

che assume la denominazione di Commissione di Garanzia ai sensi dell’art. 40.

3. A seguito dell’approvazione dello Statuto, l’Assemblea nazionale procede alla elezione dei

componenti del Coordinamento nazionale, ai sensi dell’articolo 7 del presente Statuto. Rimangono

in carica gli organi insediati nella fase costituente, ed esercitano le funzioni attribuite

dallo Statuto sino alle elezioni con le modalità ivi previste.

4. Nella prima seduta delle Assemblee regionali successiva all’approvazione dello Statuto si

procede alla elezione dei componenti del Coordinamento regionale.

5. Le Assemblee Costituenti Regionali e quella di cui all’articolo 16 del Regolamento del Partito

Democratico per il voto all’estero elette il 14 ottobre 2007 assumono le funzioni attribuite

dallo Statuto alle Assemblee regionali, delle Province autonome e della Circoscrizione estero.

6. Entro un anno dalla approvazione dello Statuto nazionale e dei rispettivi Statuti delle Unioni

regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano, si tengono le elezioni per gli organismi

dirigenti di livello infraregionale, ai sensi dell’articolo 17 del presente Statuto.

7. La prima elezione dell’Assemblea e del Segretario nazionale ai sensi dell’articolo 9 del presente

Statuto si svolge entro e non oltre la domenica successiva al secondo lunedì di ottobre

del 2009. La data verrà stabilita dal Coordinamento nazionale.

8. La prima elezione delle Assemblee e dei Segretari regionali e dei Segretari provinciali di

Trento e Bolzano ai sensi dell’art. 16 del presente Statuto e degli Statuti dei rispettivi livelli territoriali,

così come la prima elezione dei componenti dell’Assemblea nazionale di cui

all’articolo 4 comma 1, lettera b, si svolgeranno entro e non oltre la domenica successiva al secondo

lunedì di ottobre del 2009. La data verrà stabilita dal Coordinamento nazionale d’intesa

con la Conferenza dei Segretari regionali e dei Segretari provinciali di Trento e Bolzano.

Articolo 45.

(Regolamenti)

1. Entro sei mesi dall’approvazione del presente Statuto, l’Assemblea nazionale adotta i Regolamenti

ad essa demandati dallo Statuto. Nella prima seduta successiva all’approvazione

dello Statuto l’Assemblea nazionale approva il Regolamento finanziario di cui all’articolo 37.

2. In caso di interruzione anticipata della XV legislatura che impedisca l’adozione del Regolamento

di cui all’articolo 18, comma 3, la selezione delle candidature è interamente disciplinata

dal Regolamento approvato dal Coordinamento nazionale ai sensi dell’articolo 18, comma

9.

24

Articolo 46.

(Costituzione dell’organizzazione giovanile)

1. L’organizzazione giovanile si costituisce attraverso il coinvolgimento diretto dei giovani e

delle giovani. Gli organismi del Partito Democratico collaborano con i promotori

dell’organizzazione giovanile per l’organizzazione del momento costituente attraverso la realizzazione

di un Regolamento che determina le modalità di partecipazione e le condizioni di

elettorato attivo e passivo.

2. L’Assemblea costituente nazionale della organizzazione giovanile redige ed approva lo

Statuto dell’organizzazione stessa.

3. L’Assemblea costituente nazionale della organizzazione giovanile elabora la “Carta di Cittadinanza”

e la sottopone agli organismi dirigenti del partito. A seguito dell’approvazione da

parte del partito e della stessa organizzazione giovanile, la “Carta di Cittadinanza” diventa

parte integrante degli Statuti di entrambi i soggetti sottoscrittori.

Articolo 47.

(Votanti del 14 ottobre 2007)

1. L’uso dei dati personali acquisiti in occasione delle elezioni del 14 ottobre 2007 è disciplinato

dal Regolamento approvato in vista di tali elezioni dall’Ufficio di Presidenza.

Articolo 48.

(Segretario nazionale)

1. La previsione secondo cui il Segretario nazionale viene indicato quale candidato del Partito

Democratico alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’articolo 3, comma

1, diviene efficace a partire dalla XVI legislatura.

Articolo 49.

(Accordi confederativi speciali)

1. Le disposizioni previste dall’articolo 13 del presente Statuto dovranno trovare applicazione

entro e non oltre il termine del mandato dell’Assemblea Costituente nazionale.

Articolo 50.

(Regolamento quadro per l’elezione dell’Assemblea e del Segretario nazionali)

1. In assenza del Regolamento di cui all’articolo 9, comma 1, il Regolamento per l’elezione

dell’Assemblea e del Segretario nazionali si adegua ai principi desumibili dal Regolamento

quadro per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea costituente nazionale del 14 ottobre

2007.

Articolo 51.

(Organi regionali e locali)

1. Fino all’approvazione degli Statuti regionali, al funzionamento degli organi regionali e locali

si applicano, ove compatibili, le norme previste dal presente Statuto con riferimento agli

organi di livello nazionale.

 

 

 

CODICE ETICO DEL PARTITO DEMOCRATICO

1) PREMESSA

1. Le donne e gli uomini che aderiscono al Partito Democratico riconoscono nella Costituzione italiana la fonte primaria delle regole della comunità politica. Considerano i suoi principi, insieme a quelli sanciti nelle Carte sui diritti umani e sulle libertà fondamentali, il riferimento di un impegno politico al pieno servizio del bene comune, della giustizia sociale, di un modello inclusivo di convivenza.

2. Oltre al rispetto doveroso delle leggi, l’adesione al Partito Democratico impegna a comportamenti ispirati ai principi etici contenuti in questo Codice.

2) PRINCIPI DI RIFERIMENTO DEI COMPORTAMENTI INDIVIDUALI E COLLETTIVI

1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico sostengono l’autonomia della politica, perché sia credibile e rafforzi il rapporto di fiducia con i cittadini. Ritengono che la politica debba assolvere la sua funzione pubblica senza essere subalterna ad alcuno. Al tempo stesso, concepiscono la politica come aperta all’ascolto della società e dei suoi bisogni, rispettosa delle altre autonomie, non autoreferenziale e soprattutto lontana da qualunque pretesa di invadenza e di lottizzazione.

2. Le donne e gli uomini del Partito Democratico considerano il pluralismo una ricchezza e scelgono il confronto democratico come metodo per ricercare sintesi condivise. Riconoscono e promuovono il principio di laicità della politica e delle istituzioni. Si impegnano perché le differenze non siano ostacolo alla partecipazione ma opportunità di dialogo e di crescita, e perché i diritti e le libertà si impongano sul razzismo e sulla violenza. Contrastano ogni forma di discriminazione nel nome dell’uguaglianza sostanziale. Il contributo delle donne e degli uomini immigrati è caratteristica propria dell’identità del Partito Democratico, che con loro si propone come un’esperienza politica aperta ed interculturale.

3. Le donne e gli uomini del Partito Democratico assicurano l’uguaglianza di genere, nel segno del rispetto e della piena partecipazione politica delle donne. Adottano tempi, modalità e stile della loro attività politica che tengano conto delle responsabilità lavorative, professionali, familiari delle persone. Assumono la democrazia paritaria come criterio di comportamento nel partito, negli organismi collegiali e in quelli monocratici, come elemento di valutazione delle decisioni prese e delle attività svolte. Per questo, gli organi nazionali del Partito Democratico sono tenuti a verificare costantemente il rispetto delle previsioni statutarie in ordine alla parità di genere e a quanto sopra previsto.

4. Le donne e gli uomini del Partito Democratico vivono l’impegno politico con responsabilità e, per questo, sentono il dovere di confrontarsi e di dare conto del proprio operato. Promuovono le capacità e le competenze, nella convinzione che il riconoscimento dei meriti, del lavoro svolto e dell’esperienza acquisita, così come il rinnovamento dei gruppi dirigenti, diano qualità all’azione politica. Favoriscono la trasparenza dei processi decisionali e la partecipazione democratica nelle forme più inclusive.

5. Le donne e gli uomini del Partito Democratico ispirano il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà. Mantengono con i cittadini un rapporto corretto, senza limitarsi alle scadenze elettorali. Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite.

3) RESPONSABILITA’ PERSONALE E AUTONOMIA DELLA POLITICA

1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano, in particolare, a:

a) rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi o decisioni che abbiano una diretta incidenza, specifica e preferenziale, sul patrimonio personale, del proprio nucleo familiare o dei conviventi, ovvero dei parenti o affini;

b) rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi esecutivi nel Partito (incarichi monocratici nelle città capoluogo di provincia, a livello provinciale, regionale e nazionale; incarichi negli organi collegiali esecutivi di Partito a livello regionale e nazionale) qualora, a causa del ruolo ricoperto in imprese, associazioni, enti o fondazioni, aventi scopo di lucro o titolarità prevalente di interessi economicofinanziari, possa configurarsi un conflitto di interessi tale da condizionare i propri comportamenti;

c) non appartenere ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza o comunque a carattere riservato, ovvero che comportino forme di mutuo sostegno, tali da porre in pericolo il rispetto dei principi di uguaglianza di fronte alla legge e di imparzialità delle pubbliche istituzioni;

d) svolgere campagne elettorali con correttezza ed un uso ponderato e contenuto delle risorse, finanziate in modo trasparente e sempre accompagnate da un rendiconto finale, senza avvalersi per fini personali della pubblicità o comunicazione istituzionali. Si impegnano, inoltre, ad evitare forme di propaganda invasiva, nel rispetto dell’ambiente e del decoro urbano.

2. Ciascun dirigente, ogni componente di governo a tutti i livelli, le elette e gli eletti nelle liste del Partito Democratico si impegnano a:

a) comunicare all’organo di garanzia territorialmente competente, ai sensi dello Statuto, le situazioni personali che evidenziano o possono produrre un conflitto di interessi, ovvero condizionare l’attività del partito o lederne l’immagine pubblica, in primo luogo nel caso di esistenza di un procedimento penale o di adozione di una misura di prevenzione nei propri confronti.

Gli stessi, ove impegnati a livello europeo, nazionale, regionale, provinciale e neicapoluoghi di provincia, comunicano, inoltre:

- la proprietà, la partecipazione, la gestione o l’amministrazione di società ovvero di enti aventi fini di lucro;

- l’appartenenza ad associazioni, organizzazioni, comitati, gruppi di pressione che tutelino o perseguano interessi di natura finanziaria, nonché i ruoli di rappresentanza o di responsabilità eventualmente ricoperti ovvero il loro sostegno;

b) assolvere con competenza, dedizione e rigore le funzioni ricoperte, senza cumulare incarichi che precludano di svolgere compiutamente la responsabilità affidata, evitando in particolare, di:

- sommare più funzioni monocratiche interne al partito;

- assumere o ricoprire contemporaneamente più cariche istituzionali elettive;

- cumulare una funzione monocratica interna al partito con la titolarità di una carica istituzionale monocratica di equivalente o analogo livello territoriale, fatta eccezione per l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri;

c) rendicontare, con una relazione dettagliata, le somme impegnate individualmente o i contributi ricevuti da terzi e destinati all’attività politica ovvero alle campagne elettorali o alle competizioni interne al partito;

d) evitare l’uso strettamente personale e lo spreco dei beni e delle risorse messi a disposizione in ragione dell’incarico svolto. Evitare, inoltre, l’impiego ingiustificato di risorse, ad esempio nel caso di acquisto di beni e arredi destinati all’ufficio, sia istituzionale che di partito;

e) rifiutare regali o altra utilità, che non siano d’uso o di cortesia, da parte di persone o soggetti con cui si sia in relazione a causa della funzione istituzionale o di partito svolta.

f) utilizzare i mezzi di comunicazione per favorire una informazione corretta dei cittadini sulle questioni politiche ed istituzionali.

3. Ogni componente di governo a tutti i livelli, le elette e gli eletti nelle liste del Partito Democratico si impegnano a:

a) rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi esecutivi nelle fondazioni aventi la titolarità prevalente di interessi economico-finanziari, in imprese pubbliche, in società a partecipazione pubblica, salvo che l’incarico derivi da obbligo connesso alla funzione svolta;

b) rendicontare periodicamente, attraverso strumenti informativi e/o iniziative pubbliche, l’attività politica o istituzionale svolta anche con forme di corrispondenza con i cittadini e/o gli elettori;

4. Ogni componente di governo, a tutti i livelli, del Partito Democratico si impegna a:

a) non conferire né favorire il conferimento di incarichi a propri familiari o, tranne che negli uffici di personale collaborazione, a persone con cui si abbiano rapporti professionali;

b) avvalersi di consulenze esterne soltanto in condizioni di effettiva necessità, con adeguate motivazioni e con modalità di piena trasparenza;

c) astenersi dal partecipare a manifestazioni pubbliche organizzate contro il governo e la giunta di cui si fa parte, senza trarne le dovute conseguenze.

5. Ogni responsabile delle risorse finanziarie del Partito Democratico si impegna a garantire, ad ogni livello, una gestione trasparente dei finanziamenti pubblici e privati ricevuti. L’entità dei finanziamenti ed il loro utilizzo sono resi pubblici e i relativi dati sono accessibili a chiunque.

4) LEALE COLLABORAZIONE E SOSTEGNO ALLA VITA DEL PARTITO

Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a:

1. contribuire personalmente all’attività del partito con uno specifico onere di concorso economico, proporzionale alle indennità percepite per coloro che sono eletti ovvero designati nelle istituzioni;

2. adottare e rispettare percorsi decisionali partecipati, trasparenti, motivati, rispettosi del pluralismo di posizioni politiche e culturali esistenti;

3. favorire l’informazione ed il coinvolgimento degli aderenti e dei sostenitori nella vita del Partito, evitando che le scelte organizzative producano forme di cristallizzazione interne ed esclusioni, discriminazioni o condizionamenti, e garantendo che gli orientamenti politico-culturali contribuiscano ad una libera dialettica interna al Partito;

4. promuovere e rispettare le regole per la par condicio nella partecipazione alle competizioni interne, anche in relazione ai limiti di spesa e alle modalità di utilizzo delle risorse economiche;

5. favorire la parità di accesso ai servizi, alle risorse e ai beni comuni nonché il loro impiego corretto e trasparente;

6. incoraggiare l’impegno volontario e scegliere di mantenere tendenzialmente separato il rapporto di lavoro dipendente nel partito dagli incarichi politici;

7. adottare la competenza, la serietà dell’impegno, lo stile, il merito e le capacità personali come criteri prevalenti di discernimento e di valutazione delle persone in relazione agli incarichi e/o alla responsabilità che possono assumere, disincentivando ed evitando di premiare comportamenti trasformistici;

8. non diffondere o utilizzare, senza giustificato motivo, dati, informazioni o documenti riservati conosciuti o ricevuti in ragione dell’incarico svolto o dell’appartenenza al partito.

5) CONDIZIONI OSTATIVE ALLA CANDIDATURA E OBBLIGO DI DIMISSIONI

1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione – anche di carattere interno al partito- coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato:

a) emesso decreto che dispone il giudizio;

b) emessa misura cautelare personale non annullata in sede di impugnazione;

c) emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva, ovvero a seguito di patteggiamento;

per un reato di mafia, di criminalità organizzata o contro la libertà personale e la personalità individuale; per un delitto per cui sia previsto l’arresto obbligatorio in flagranza; per sfruttamento della prostituzione; per omicidio colposo derivante dall’inosservanza della normativa in materia di sicurezza sul lavoro.

2. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione – anche di carattere interno al partito-, coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, ricorra una delle seguenti condizioni:

a) sia stata emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva ovvero a seguito di patteggiamento, per delitti di corruzione nelle diverse forme previste e di concussione;

b) sia stata emessa sentenza di condanna definitiva, anche a seguito di patteggiamento, per reati inerenti a fatti che presentino per modalità di esecuzione o conseguenze, carattere di particolare gravità;

c) sia stata disposta l’applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, previste dalla legge antimafia, ovvero siano stati imposti divieti, sospensioni e decadenze ai sensi della medesima normativa;

3. Le condizioni ostative alla candidatura vengono meno in caso di sentenza definitiva di proscioglimento, di intervenuta riabilitazione o di annullamento delle misure di cui al comma 2 lett. c).

4. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione – anche di carattere interno al partito-:

a) i proprietari o coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore delegato di imprese che operano a livello nazionale nel settore della informazione, ovvero il loro coniuge, parenti o affini;

b) i proprietari ovvero coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore delegato di imprese che operano nel settore della informazione a livello locale, nel caso in cui l’organo di garanzia territorialmente competente previsto dallo Statuto accerti che – per il rilievo dell’attività dell’impresa – si possa determinare un sostegno privilegiato a loro esclusivo vantaggio.

5. Ove sopravvengano le condizioni di cui ai commi precedenti, gli eletti, i titolari di incarichi all’interno del partito, ovvero il personale di nomina politica, rassegnano le dimissioni dal relativo incarico.

6. ATTUAZIONE DEL CODICE ETICO

1. Lo Statuto indica l’organo competente ad accertare e a pronunciarsi circa le violazioni del Codice etico, la procedura da seguire e le sanzioni da adottarsi.

2. E’ istituito il Comitato per l’attuazione del Codice etico.

3. Il Comitato è costituito da cinque componenti, scelti all’interno del Partito democratico per la loro autorevolezza ed indipendenza, ed eletti dall’Assemblea Nazionale del PD, con una maggioranza pari ai 3/5 dei componenti. Per il regime di incompatibilità dei membri dell’organo e per la durata in carica valgono per analogia le norme previste dallo Statuto del PD per i Collegi nazionali e regionali dei garanti.

4. Il Comitato è competente, in particolare, nel:

a) favorire la conoscenza e il rispetto del Codice etico, anche fornendo pareri o chiarimenti sulle sue disposizioni ovvero intervenendo su tutte le questioni interpretative che possano sorgere;

b) esprimere pareri, dal contenuto vincolante, su segnalazioni di inosservanza del Codice etico indirizzate agli organismi di garanzia previsti dallo Statuto;

c) redigere una relazione annuale sullo stato di attuazione del Codice etico, offrendo, ove necessario, proposte di modifica o di integrazione.

 

 

Manifesto dei Valori del Partito Democratico

 

1. Le ragioni del Partito Democratico

La nascita del Partito Democratico ha creato le condizioni per una svolta,

non soltanto politica, ma anche culturale e morale, nella vicenda italiana. È in

campo una forza che si propone di dare al Paese, finalmente, una nuova guida.

Si riapre una speranza, si può tornare a pensare il futuro. Questa grande forza

popolare, intorno alla quale si stanno raccogliendo le tradizioni culturali e

politiche riformatrici del Paese, si pone il compito di mobilitare le energie e i

valori del nostro popolo per rimettere questo Paese in cammino. Bisogna fare

un’Italia nuova. Questa è la ragione ed è la missione del Partito Democratico:

ricollocare l’Italia negli inediti scenari aperti dalla globalizzazione del mondo,

riunire gli italiani sulla base di un rinnovato patto di cittadinanza, dare loro la

coscienza e l’orgoglio di essere una grande nazione.

Non possono più restare senza risposta le grandi domande dei giovani i

quali, per la prima volta dal dopoguerra, non hanno fiducia nel futuro e temono

un destino di precarietà e insicurezza permanenti. È tempo di abbattere gli

ostacoli che vengono da una società chiusa, soffocata dai corporativismi, e che

difende l’esistente e le rendite di posizione. Ridare voce ai giovani è essenziale

perché sono loro a porre quella domanda di valorizzazione dei talenti e delle

energie e di liberalizzazione della società che è ormai ineludibile.

La possibilità e la necessità stessa di questo disegno sono nelle cose. Una

gran parte degli assetti sociali e delle strutture di governo dello Stato e

dell’economia italiani è diventata anacronistica e non è più in grado di rispondere

alle nuove sfide della mondializzazione. A ciò si è aggiunto il fatto che un

1

sistema politico rissoso e frammentato ha indebolito gravemente la capacità dei

governi e delle istituzioni democratiche di prendere le grandi decisioni che sono

necessarie allo sviluppo del Paese. Si è creato così un vuoto politico molto

pericoloso, che ha dato spazio alla demagogia populistica, all’arroganza di

ristrette oligarchie e anche a poteri opachi che tendono a sottrarsi al controllo

della legge e delle istituzioni democratiche.

Il Paese, di conseguenza, perde fiducia in se stesso e non utilizza tutto il

suo potenziale di crescita, non investe a sufficienza nella ricerca, nella cultura e

nell’educazione, non si mette in condizione di generare nuove iniziative

imprenditoriali, penalizzando così le giovani generazioni, il talento delle donne,

le forze creative della nazione. Diventa reale il rischio che l’Italia si declassi nel

mondo e si divida tra aree forti, integrate in Europa, ed aree marginali e

dipendenti; tra ceti capaci di competere con successo nel mondo globalizzato e

vasti strati sociali in sofferenza, di nuovo in lotta con la povertà.

Il Partito Democratico nasce per affermare che questo non è un destino

inevitabile. Il suo messaggio di fiducia parte dalla convinzione che le energie del

Paese sono grandi e possono essere risvegliate attraverso un processo di

profondo rinnovamento della società italiana e la formazione di una nuova classe

dirigente, in grado di tornare a guidare gli italiani sulle vie del mondo, quelle vie

che un grande popolo come il nostro ha saputo percorrere per secoli con la sua

civiltà.

Questa è la novità del Partito Democratico. Nasce un partito che è

determinato ad affrontare il nodo che sta soffocando il paese: la mancanza di una

democrazia forte, in grado di decidere. Proprio perché non si riconosce più in

rigide ideologie di appartenenza, la società italiana ha bisogno di un nuovo

quadro politico di riferimento. Nel Partito Democratico confluiscono grandi

tradizioni, consapevoli della loro inadeguatezza, da sole, a costituire questo

riferimento. Grandi tradizioni, tra le quali quel profondo processo unitario che fu

alla base della lotta al fascismo e della guerra di liberazione. Un processo

politico, ma anche ideale e sociale, che consentì alla vecchia Italia di compiere

una rivoluzione democratica. Tuttavia il problema di oggi, se vogliamo far

rivivere questo patrimonio, non è mettere insieme i resti di storie passate, ma

elaborare una visione condivisa del mondo, costruendo su questa base il progetto

di una nuova Italia.

In questo difficile passaggio, il Partito Democratico rappresenta lo

sviluppo e la realizzazione dell’Ulivo, come soggetto e progetto di centrosinistra

nel quadro di un bipolarismo maturo. Un partito democratico e riformatore non

solo nella sua ispirazione ideale e programmatica, ma anche in quanto

attivamente impegnato a promuovere l’evoluzione e la riforma del sistema

politico-istituzionale verso una democrazia competitiva, imperniata sulla

sovranità del cittadino-elettore, arbitro della scelta di governo.

La vocazione maggioritaria del Partito Democratico, il suo proporsi come

partito del Paese, come grande forza nazionale, si manifesta nel pensare se stesso,

la propria identità e la propria politica, non già in termini di rappresentanza

parziale di segmenti più o meno grandi della società, ma come proiezione della

sua profonda aderenza alle articolazioni e alle autonomie civili, sociali e

istituzionali proprie del pluralismo della storia italiana e della complessità della

società contemporanea, in una visione più ampia dell’interesse generale e in una

sintesi di governo, che sia in grado di dare adeguate risposte ai grandi problemi

del presente e del futuro.

Nasce da qui l’esigenza di costruire un bipolarismo nuovo, fondato su

chiare alleanze per il governo e non più su coalizioni eterogenee, il cui solo

obiettivo sia battere l’avversario. Ciò che noi vogliamo è coniugare

l’intransigenza sui princìpi e sui valori, la passione per i grandi obiettivi politici e

programmatici che motivano la scelta per il centrosinistra, con il rispetto per gli

avversari, il ripudio della violenza reale e simbolica, il senso del limite della

politica, la sua laicità.

Il superamento della crisi della politica può essere perseguito solo

attraverso la promozione di una nuova classe dirigente e un rinnovamento delle

sue forme di selezione che stabilisca un rapporto più diretto e costante fra la

politica e la società, riduca i privilegi impropri della dirigenza politica e la

elefantiasi degli organismi istituzionali.

La libertà delle donne sta cambiando il mondo. Le donne si collocano al

centro del ripensamento profondo che è in atto e che riguarda i modi in cui si

sviluppano le società umane. Esse impongono un cambiamento radicale nelle

relazioni tra le persone. Tuttavia sono oggetto di reazioni feroci, di violenze

sessuali, di violazioni del corpo. Contro tutto ciò noi abbiamo il dovere di

combattere. Anche in Italia la presenza delle donne nel lavoro e nella vita civile

ha rappresentato una parte rilevante della crescita economica e culturale e ha

condizionato la nostra modernizzazione. È tempo quindi di superare gravi ritardi

e di aprire le porte alle donne dando loro non solo gli stessi diritti ma anche le

stesse opportunità in tutti i campi, compresa la politica. L’Italia non è giusta né

forte se impedisce alla metà del Paese di esprimere al meglio i propri talenti. Le

donne sono le prime interessate al rinnovamento della politica. Perciò il Partito

Democratico sarà coerente rispetto alla grande novità con cui si è presentato al

Paese: il 50 per cento di donne nelle sue assemblee costituenti nazionali e

regionali.

2. Un partito aperto nel mondo globalizzato

Il Partito Democratico si presenta agli italiani come un partito aperto, uno

spazio concreto di dialogo costruttivo e propositivo; un laboratorio di idee e di

progetti, in cui le diverse storie politiche, culturali ed umane che sono venute a

formarlo diventano fattore di arricchimento e fecondazione reciproca; un

soggetto politico nuovo che vuole affrontare le radicali trasformazioni in atto in

Italia, in Europa e nel mondo.

La sua progettualità politica non può prescindere dagli scenari aperti dalla

globalizzazione: un processo che instaura legami sempre più fitti e irreversibili di

interdipendenza fra nazioni, popoli e culture a livello planetario. Un’intensa

circolazione di persone, di merci, di capitali, di idee, di risorse attraversa e

trasforma i continenti, determinando geografie umane, economiche e finanziarie

che sfuggono alle definizioni e ai controlli tradizionali. È questa realtà in costante

mutamento che rende necessario un ripensamento della politica e una

ridefinizione dell’idea e dei poteri degli Stati nazionali. Sta qui la ragione per cui

i grandi partiti che dominarono le società industriali del Novecento appaiono

ormai anacronistici. È la necessità di misurarci con i processi storici e culturali in

atto, che coinvolgono i popoli in un comune destino planetario, è l’urgenza di

affrontare inediti e decisivi problemi globali, a cominciare dai cambiamenti

climatici, a imporre la necessità di rafforzare e rinnovare le istituzioni

internazionali e multilaterali, a cominciare dalle Nazioni Unite.

Non possiamo più parlare di una condizione umana acquisita una volta

per tutte: le conseguenze delle ricerche in campo genetico e biomedico, i

cambiamenti culturali e comportamentali indotti dalle innovazioni tecnologiche

ed economiche, il carattere globale degli scambi fra nazioni e culture innescano

una rapida evoluzione di tutte le identità umane, individuali e collettive. Sempre

più la “natura umana” appare nella sua unicità e vulnerabilità, e risulta dipendere

dalla nostra consapevolezza e dalla nostra responsabilità verso le future

generazioni e la natura.

Sempre più, il sapere si rivela come il discrimine che può separare grandi

opportunità da enormi disuguaglianze sociali. La frattura tra coloro che sanno e

coloro che non sono ammessi al sapere può rappresentare un rischio grave per la

democrazia. Il Partito Democratico, in questo scenario, si batte per un accesso

universale al sapere, quale espressione di un nuovo umanesimo: un grande

progetto di democrazia della conoscenza, che aiuti i cittadini a comprendere le

implicazioni degli sviluppi tecnico-scientifici, nonché i dilemmi etici e

antropologici che essi possono sollevare.

Tutto il nostro sguardo è rivolto al futuro. Negli scenari complessi del

mondo globalizzato non esistono solamente nuovi problemi, ma anche nuove

opportunità. Si è aperta una nuova epoca. È cambiata la geografia politica ed

economica del mondo. La crescita di nuove potenze come la Cina, l’India, il

Brasile, muta non solo l’asse dello sviluppo economico, ma la presenza reale

delle masse umane sulla scena del mondo e impone all’intera umanità di attuare

le condizioni di uno sviluppo sostenibile, nel quale il cammino verso il benessere

di tanti non si traduca in una crisi ecologica irreversibile per tutti.

Milioni di persone, in gran parte giovani, sono entrati nella rete dei

consumi, dei bisogni, delle informazioni. Con l’assoluta necessità di affermare la

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propria identità e quindi il rischio che in assenza di nuovi valori il vuoto venga

riempito da contrapposizioni razziali, violenze, guerre di religioni. Di qui la

centralità e l’universalità dei diritti umani. Il Partito Democratico si impegna

affinché la cultura dei diritti umani sia sempre più condivisa, al di là delle

barriere politiche, geografiche, religiose. Essa mira a eliminare ogni violazione

della dignità e della vita della persona, rimuovendo le cause che possono

pregiudicarne lo sviluppo, e ogni discriminazione e violenza per motivi di

appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione,

di genere e di orientamento sessuale.

La costruzione dell’unità dell’Europa, il più straordinario progetto

politico che ereditiamo dal Novecento, è il contesto più favorevole per affermare

un nuovo umanesimo. Noi europei abbiamo una storia che, anche attraverso i

suoi errori e i suoi drammi, ha elaborato culture, valori e idee che oggi

permettono di definire e perseguire obiettivi fondamentali per il mondo intero:

gestire in modo democratico ed efficace i processi di globalizzazione;

liberalizzare i mercati e, nello stesso tempo, diminuire le disparità economiche

fra nazioni, regioni e ceti sociali; edificare un solido progetto di libertà e di

giustizia; dare concretezza alla prospettiva di uno sviluppo sostenibile. L’Europa

ha abbattuto le barriere che separavano popoli diversi, riunendoli intorno a regole

comuni e a istituzioni condivise, e trasformando le vecchie frontiere in luoghi di

scambio, di incontro, di cooperazione. L’Europa rappresenta, sul piano

internazionale, un modello di identità nella diversità che il Partito Democratico

intende realizzare al suo interno e auspica di promuovere nell’intero Paese. Ci

ricorda che l’autentica vocazione dell’Italia è essere luogo di mediazione, di

dialogo, di incontro tra diverse civiltà in Europa e nel Mediterraneo.

Il processo di unificazione europeo è ancora frenato dalle forti resistenze

degli egoismi nazionalistici, che il Partito Democratico vuole contrastare per

realizzare una compiuta integrazione politica e democratica: tale processo va

accelerato, rafforzando la legittimazione e le basi democratiche dell’Unione. Il

Partito Democratico intende contribuire a costruire e consolidare, in Europa e nel

mondo, un ampio campo riformista, europeista e di centrosinistra, operando in

un rapporto organico con le principali forze socialiste, democratiche e

progressiste e promuovendone l’azione comune.

3. Nel solco della Costituzione: etica pubblica e laicità

Il Partito Democratico vuole assicurare all’Italia una democrazia libera e

forte: una democrazia intesa come partecipazione, inclusione, solidarietà,

autogoverno, ma anche come capacità di decisione, come assunzione di

responsabilità verso il bene comune. Il Partito Democratico crede nella

democrazia come riconoscimento e ampliamento dei diritti della persona, delle

capacità delle donne, delle speranze dei giovani, dell’esperienza degli anziani,

del lavoro intelligente di tutti. Perché la libertà di ognuno sarà tanto più effettiva

quanto più i diritti di tutti saranno garantiti. E tuttavia, il Partito Democratico sa

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bene che anche la conquista di nuovi diritti può rivelarsi effimera, se non si

afferma un’etica pubblica condivisa, che consenta agli italiani di nutrire un

senso più alto dei loro doveri.

La Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza antifascista, è il

documento fondamentale dal quale prendiamo le mosse. La Costituzione non è

una semplice raccolta di norme: oggi non meno di ieri è la decisione

fondamentale assunta dal popolo italiano sul come e sul perché vivere insieme. È

il più importante fattore di unità nazionale e di integrazione sociale, proprio in

quanto assicura il consenso della comunità sui princìpi della convivenza al suo

interno e permette di dirimere i conflitti di opinioni e di interessi. Il Partito

Democratico riconosce i valori che ispirano la Carta costituzionale, unitamente a

quelli della Carta dei diritti umani fondamentali dell’Unione Europea e della

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, e li assume

come princìpi validi per tutti, al di là delle disuguaglianze legate alla nascita,

all’educazione, al reddito e alle condizioni individuali.

La sicurezza dei diritti e delle libertà di ognuno risiede nella stabilità della

Costituzione, nella certezza che essa non è alla mercè della maggioranza del

momento, e resta la fonte di legittimazione e di limitazione di tutti i poteri. Il

Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della

Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme

costituzionali imposte a colpi di maggioranza, anche promuovendo le necessarie

modifiche al procedimento di revisione costituzionale. La Costituzione può e

deve essere aggiornata, nel solco dell’esperienza delle grandi democrazie

europee, con riforme condivise, coerenti con i princìpi e i valori della Carta del

1948, confermati a larga maggioranza dal referendum del 2006.

Una democrazia forte e capace di decidere esige che vengano assicurati la

leale collaborazione tra i diversi livelli di governo, la protezione nel tempo delle

decisioni istituzionalmente condivise e regole di soluzione dei conflitti che

chiariscano i limiti di esercizio della democrazia di prossimità e restituiscano al

governo nazionale l’autorevolezza e l’autorità necessarie sulle questioni di

prevalente interesse per l’intero Paese.

Il principio costituzionale della laicità dello Stato rappresenta un valore

essenziale dell’impegno del Partito Democratico. La laicità dello Stato garantisce

il rispetto di ogni persona nelle sue convinzioni più profonde e assicura a

ciascuno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Allo stesso modo, tanto più in

un’epoca contrassegnata da nuove conquiste di civiltà, ma anche da antichi e

recenti fondamentalismi, la laicità dello Stato garantisce che le istituzioni

appartengano a tutti e che le decisioni democratiche siano assunte in modo libero

e autonomo.

La laicità presuppone uno spazio pubblico di libero confronto: noi

concepiamo la laicità non come il luogo di una presunta neutralità, ma come

rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali, e quindi

anche come riconoscimento della rilevanza, nella sfera pubblica e non solo

privata, delle religioni, dei convincimenti filosofici ed etici, delle diverse forme

di spiritualità. Le energie morali che scaturiscono dalle esperienze culturali,

spirituali e religiose, quando riconoscono il valore del pluralismo e del dialogo,

rappresentano un elemento vitale della democrazia.

La nuova storia che si sta spalancando davanti all’umanità pone alle

coscienze di tutti problemi etici e interrogativi inediti. La laicità è la condizione

perché culture e concezioni ideali diverse non solo convivano, ma si ascoltino,

così da produrre nuove visioni e nuove sintesi in vista della riflessione e

dell’azione che questi problemi rendono quanto mai indispensabili.

4. Un’Italia più libera, più giusta e più prospera

Noi vogliamo un’Italia più libera, più giusta e più prospera. I nostri

princìpi ispiratori sono da un lato la valorizzazione dei talenti e dei meriti;

dall’altro la promozione di un tessuto sociale egualitario e solidale, in cui

nessuno si perda o resti indietro. Pensiamo che sia necessario un profondo

cambiamento del nostro sistema produttivo, sia incentivando l’innovazione e la

crescita delle imprese, sia valorizzando il lavoro e i talenti custoditi nel fitto

tessuto delle comunità locali che da sempre alimentano la nascita di nuove

imprese e la nostra grande tradizione artigianale. Vogliamo un’Italia che sappia

mettere a frutto, anche sul terreno della competizione economica globale, le

sue più grandi ricchezze: la creatività, la qualità ambientale e culturale, la

coesione sociale. Vogliamo un’Italia più unita e più omogenea sul piano

economico e sociale, più moderna e meno frammentata nella dotazione di

infrastrutture.

Per questo vogliamo rilanciare una strategia per lo sviluppo del

Mezzogiorno, valorizzando le grandi risorse culturali e civili di cui questa parte

d’Italia è ricca, e cogliendo l’opportunità di farne il principale raccordo capace di

unire, attraverso il Mediterraneo, l’Europa all’Asia e all’Africa.

La priorità è far ripartire lo sviluppo del Paese, rilanciare una crescita

sostenibile e di qualità, quella che è mancata negli ultimi anni. Per questo

obiettivo dobbiamo mobilitare tutte le energie di cui è ricca la società italiana. Un

mercato aperto è strumento essenziale per la crescita. Compito dello Stato non è

interferire nelle attività economiche, ma fissare le regole per il buon

funzionamento del mercato, per mantenere la concorrenza anche con politiche di

liberalizzazione e per creare le condizioni di contesto e di convenienza utili a

promuovere innovazione e qualità.

Noi vogliamo una società aperta che consideri le persone in base alle loro

qualità, rimuovendo gli ostacoli economici e sociali, e premiando il merito e non

i privilegi. Vogliamo che a ciascuno sia garantita la libertà di realizzarsi secondo

i suoi talenti e le sue inclinazioni, senza distinzioni di genere o di provenienza

sociale, di opinioni politiche o religiose. L’estensione dei diritti di cittadinanza è

parte costitutiva di una concezione moderna della crescita, oltre i soli parametri

economici. Cittadinanza e inclusione sono la leva di un nuovo civismo e di nuove

opportunità per i singoli, nelle scelte formative e professionali, come nella

dimensione sociale e affettiva. In questo quadro vanno riconosciuti e disciplinati

per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto.

Ciò che deve scandalizzare non è solo la povertà, è la mancanza di

opportunità: la povertà di un bambino che non può studiare, lo sfruttamento

indecente di un lavoratore, la frustrazione di un giovane che si vede chiudere

tutte le porte, di una donna che deve ancora scegliere fra maternità e lavoro.

Correggere le differenze abissali dei punti di partenza tipici di una società chiusa

e castale, e offrire uguali opportunità a tutti sono i due pilastri che tengono

insieme sviluppo ed equità.

Rimettere in movimento le forze produttive, l’intelligenza, la creatività, la

cultura non sarà una operazione indolore. Comporta uno scontro duro con

privilegi grandi e piccoli molto ramificati. Proprio per questo il Paese ha bisogno

di una forza politica che abbia il coraggio di affrontare quel groviglio di

compromessi che ha creato rendite corporative o speculative, favorendo il lavoro

nero e l’esclusione relativa delle donne e dei giovani dalle attività produttive, che

ha alimentato le arretratezze dei servizi, della scuola, della ricerca, della giustizia,

della pubblica amministrazione. Noi intendiamo affrontare questo compito.

Cruciale è la dignità del lavoro, che dev’essere difesa e valorizzata in tutte

le sue espressioni. Questo è il nostro impegno ed esso si colloca nel solco di

quello che è sempre stato un obiettivo primario delle tradizioni politiche e

culturali che convergono nel Partito Democratico. Il lavoro è una manifestazione

essenziale della creatività umana; realizza le capacità e rafforza l’autonomia e la

dignità delle persone; è fattore insostituibile di dinamismo sociale, luogo e

strumento per la trasmissione di esperienze e di cultura. In particolare, il lavoro

delle donne, la sua concreta ed effettiva promozione, anche attraverso politiche

di incentivazione dell’occupazione femminile e di armonizzazione con il lavoro

di cura e la sua redistribuzione tra i sessi, è un fattore essenziale per la crescita

economica e la modernizzazione del Paese.

Ovunque, il lavoro si è enormemente differenziato, anche perché la

velocità dei processi innovativi impone flessibilità e frequenti cambiamenti nel

corso della vita lavorativa. Ma è la natura stessa della produzione a chiedere

sempre meno fatica e sempre più partecipazione, sapere, intelligenza, ed è

questo a richiedere non la riduzione del lavoro a merce precaria esposta a

continui pericoli anche mortali, bensì la sua tutela e la valorizzazione del suo

ruolo sociale. Il lavoro è la vera ricchezza delle nazioni ed è una leva potente per

spingere le imprese verso produzioni più qualificate. Nessun Paese può essere

fondato su lavori “precari” e su “vite di scarto”. Il Partito Democratico si muove

nella piena consapevolezza che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata

sul lavoro”.

Nella società attuale, in un mondo globalizzato e tecnologico, è cresciuta

l’interdipendenza fra impresa e lavoro. Nella nuova economia è necessario il

coinvolgimento del mondo del lavoro sia nelle grandi questioni sociali con forme

efficaci di concertazione, sia nell’impresa, attraverso nuove forme di democrazia

economica. La partecipazione dei lavoratori nell’impresa è richiesta dalle

accresciute esigenze di formazione, dal crescente contenuto di conoscenze

presente nei processi produttivi e quindi dalla necessità di valorizzare le maggiori

conoscenze in possesso di lavoratori sempre più scolarizzati.

Le imprese hanno un ruolo decisivo per vincere la sfida della

competitività e per rimettere il Paese sulla via della crescita. Sono chiamate ad

essere innovative, ad agire con prospettive di lungo periodo, puntando sulla

qualità; sono tenute ad essere responsabili, sia nei confronti dei dipendenti,

garantendo loro salari adeguati e sicurezza, sia nei confronti del contesto

ambientale e sociale in cui operano.

La competizione ha bisogno, per esplicare la sua funzione creativa e

costruttiva, di un contesto in cui valgano il rispetto intransigente delle regole,

l’imparzialità dello spazio pubblico in cui si esercita la competizione, l’efficacia

degli strumenti di valutazione, la “cultura del risultato”. Le regole devono valere

ovunque. Solo nell’ambito di regole davvero fondate sul merito diventa possibile

a ciascuno affermare le proprie capacità e aspirazioni, realizzandole col proprio

lavoro.

Sta qui il senso più profondo della risposta che il Partito Democratico

deve dare allo scontento dell’area del Paese che maggiormente si confronta con

le sfide della globalizzazione. Il fossato tra cittadini e politica che si sta scavando

in certe zone del Nord si spiega col fatto che la politica spesso si presenta con il

volto di una pubblica amministrazione e di una burocrazia non all’altezza di ciò

di cui la società e le imprese hanno bisogno, non valorizzando né sostenendo

creatività e meriti. In ciò consiste la cosiddetta questione settentrionale: nella

necessità di ricostruire le ragioni e le condizioni di un patto coi cittadini che

sconfigga l’idea di uno Stato ostile, capace perlopiù di chiedere e non di dare le

risposte necessarie con la tempestività necessaria. Questa è oggi per il Partito

Democratico una priorità nazionale: restituire allo Stato e all’intera sfera pubblica

efficienza e capacità di adempiere ai propri compiti.

Il nostro impegno riformatore vuole garantire un’effettiva uguaglianza di

opportunità e affermare una politica di emancipazione sociale in una società

sempre più complessa e plurale. Noi ci riallacciamo a tutto quel vasto movimento

che, nei suoi filoni storici, si è caratterizzato sempre come un grande moto di

emancipazione delle persone dai vecchi vincoli di casta, di genere, di razza, di

pregiudizi ideologici. Ma il grande problema che resta e per certi versi si aggrava

è che le disuguaglianze stanno aumentando, in Italia come nel mondo. Una quota

sempre maggiore della ricchezza è assorbita dalle rendite e dalle speculazioni

finanziarie mentre diminuisce la quota che va al lavoro. Questa tendenza è

inaccettabile, e contrastarla e invertirla è il compito del nuovo riformismo.

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L’apertura dei mercati è positiva. Ma i mercati devono essere regolati. Le

società non possono ridursi a società di mercato, dove ciò che definisce i rapporti

tra le persone è solo lo scambio economico.

In una società pluralista, democratica e aperta i vecchi e nuovi mezzi di

comunicazione di massa devono essere strumento libero e autonomo di

diffusione delle informazioni e della cultura, col quale tutti possano esprimere la

loro partecipazione alla vita sociale, economica e politica, la loro progettualità, le

loro aspirazioni. Questo rende indispensabile un’etica dell’informazione volta a

salvaguardare la dignità della persona.

5. Il pluralismo sociale, per una comunità forte e solidale

L’equità sociale non va considerata un onere da sostenere, ma un fattore

sinergico di sviluppo umano ed economico e di partecipazione autenticamente

democratica. Il welfare è la garanzia di condizioni dignitose di vita e di attività

per tutti i cittadini, e in particolare per le classi e le persone più vulnerabili. Non

deve essere una forma di assistenzialismo, bensì un insieme di servizi sociali,

sanitari e formativi e uno strumento che renda più snella ed efficace l’azione

pubblica, anche valorizzando l’apporto dei corpi della società civile, secondo il

principio della sussidiarietà. Non tutto ciò che è pubblico, e che dunque svolge

una funzione sociale, deve essere necessariamente statale. L’impresa sociale, il

non profit, la cooperazione, il volontariato, l’iniziativa delle persone e delle

comunità, devono essere messe in condizione, attraverso scelte politiche ed

economiche adeguate, di collaborare con lo Stato per garantire i servizi necessari

e la loro qualità.

Il welfare va dunque riformato. Il suo ruolo non può più essere quello

passivo di mera assicurazione contro il rischio, ma deve diventare un sostegno

attivo a chi oggi è obbligato ad affrontare il rischio, per metterlo in grado di

fronteggiare i continui adattamenti che la mobilità e la globalizzazione

impongono, a partire da un percorso educativo e formativo che duri per l’intera

vita lavorativa. Grande attenzione va rivolta al rapporto fra tempo di lavoro e

tempo di vita. Donne e uomini vanno sostenuti nell’attività che dedicano alla

cura dei figli e della famiglia, il part-time deve essere consentito senza

discriminazioni di salari e carriera. In questa prospettiva il welfare promuove i

diritti di cittadinanza dei bambini e delle bambine attraverso un lungimirante

investimento sulle loro opportunità di vita. Gli anziani, dal canto loro, devono

essere pienamente considerati parte attiva e creativa della cittadinanza e poter

continuare a dare il loro contributo costruttivo alla comunità nazionale.

La società giusta che noi vogliamo investe sul valore della persona, della

sua autonomia e responsabilità. E interpreta il ruolo della famiglia tenendo conto

sia dei diritti e doveri dei membri che la compongono, sia delle nuove esigenze

espresse dalla società civile. La famiglia è il primo luogo relazionale, affettivo e

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formativo dove si sviluppano l’identità e l’inserimento sociale della persona. Le

famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle

politiche sociali e vanno incoraggiate con adeguati strumenti di sostegno

pubblico, rivolte in modo particolare ai nuclei familiari con figli.

Una società giusta, nel mondo contemporaneo, non può che essere una

società dell’accoglienza e dell’integrazione. L’integrazione è un processo reso

necessario dagli scambi economici, tecnologici e culturali dell’età della

globalizzazione, e dai flussi migratori che ormai hanno coinvolto appieno anche

il nostro Paese. L’immigrazione non dev’essere vista come una difficoltà da

affrontare con politiche meramente restrittive, ma come un’opportunità da

interpretare e da governare, in modo da conciliarla con le esigenze della

comunità nazionale. È anche grazie al lavoro e alle competenze di tante persone

immigrate se l’Italia oggi può incrementare il proprio sviluppo e la propria

ricchezza. La sfida dell’integrazione dev’essere affrontata su basi di parità e nella

condivisione dei diritti e dei doveri, al fine di realizzare un nuovo patto di

cittadinanza nel rispetto dei valori costituzionali italiani ed europei.

Un’identità nazionale così concepita è sganciata dal riferimento angusto ai

territori e ai confini e sottolinea la funzione di grande laboratorio delle culture

che il nostro Paese ha sempre svolto ed è chiamato a svolgere nel mondo

globalizzato. Gli italiani nel mondo sono una parte importante del passato, del

presente e del futuro del nostro Paese. Un’Italia consapevole della varietà della

propria comunità oltrefrontiera sa valorizzare le risorse umane e lavorative degli

italiani nel mondo e rafforza il proprio impegno sociale e culturale per loro.

Il Partito Democratico riconosce, valorizza e promuove le autonomie

locali, nelle quali secondo il principio di sussidiarietà risiede l’identità costitutiva

della nostra Repubblica. In tal senso, e al fine di stabilire equi rapporti sociali in

un territorio complesso e articolato come l’Italia, i democratici sostengono i

valori dell’autonomia e del federalismo in quanto promotori delle capacità di

autorganizzazione in grado di garantire la coesione sociale e territoriale del

Paese.

La sicurezza e la legalità sono valori fondamentali, senza i quali non è

possibile alcuna integrazione né alcuna convivenza democratica e civile. Il

rispetto della legalità e la garanzia della sicurezza sono condizioni ineliminabili

per lo svolgimento della vita individuale e collettiva, e per un corretto rapporto

fra istituzioni e società. La cultura della sicurezza e della legalità, perseguìta

attraverso la strutturazione di relazioni positive di ascolto e inclusione negli

abituali contesti di vita, combatte il degrado urbano e sociale che alimenta i

comportamenti illegali, e lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata,

che impediscono lo sviluppo di intere aree del territorio italiano.

6. L’educazione, la formazione, la ricerca scientifica

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L’educazione e la formazione devono essere poste al centro del nostro

impegno. La scuola è la sede non solo della formazione culturale ma dell’educare

istruendo. È nella scuola che si pongono le premesse della cultura democratica

indispensabile alla convivenza in una società sempre più plurale e multiculturale.

Il Partito Democratico sostiene un sistema scolastico pubblico integrato,

imperniato sulla valorizzazione del ruolo educativo degli insegnanti, e in grado di

garantire un’elevata qualità dei percorsi formativi. La scuola deve farsi carico

delle difficoltà di tutti gli studenti, e dare un sostegno effettivo ai “capaci e

meritevoli, anche se privi di mezzi”, come richiesto dalla Costituzione,

valorizzando il talento di tutti e promuovendo l’eccellenza. Solo la scuola può

consentire quella democrazia della conoscenza e quell’integrazione culturale e

sociale che siano all’altezza delle sfide della globalizzazione contemporanea.

Un sistema formativo efficace e flessibile apre a tutti nuove possibilità di

formazione culturale e professionale, di aggiornamento e di educazione

permanente che sono necessarie nel continuo rinnovarsi delle conoscenze e delle

tecnologie, e che vanno intese anche come apprendimento di adeguate modalità

relazionali e collaborative.

L’Università va sostenuta e potenziata come sede principale della ricerca

culturale e scientifica, come centro di produzione e sviluppo della cultura in tutti

i suoi aspetti, come fulcro dell’innovazione con conseguenze trainanti per l’intero

sistema-paese. Gli istituti universitari e di ricerca devono essere centri propulsori

di idee e di prospettive innovative, capaci di interagire con una pluralità di ambiti

territoriali e sociali. Va accresciuta l’autonomia anche finanziaria delle

Università: ma alla maggiore autonomia devono far riscontro la

responsabilizzazione nell’uso delle risorse, l’apertura ai giovani e la

valorizzazione del merito nel reclutamento e nelle carriere. Alla libera ricerca

delle università è affidato il compito di valorizzare le nostre tradizioni culturali e

di mettere in relazione i saperi richiesti dai cambiamenti in atto nella nostra

società.

I beni culturali italiani raccontano, senza interruzioni o fratture,

l’evoluzione culturale dell’Occidente e rappresentano per il cittadino italiano

l’elemento portante della sua identità civile e sociale. L’insieme del patrimonio

culturale e paesaggistico italiano è un bene comune inalienabile ed è una

fondamentale risorsa economica del nostro Paese.

Il ritardo grave che l’Italia registra nel campo della conoscenza è l’ipoteca

più grave che pesa sul nostro futuro. È questo uno dei banchi di prova del nuovo

partito. Il Partito Democratico sostiene fermamente la libertà della ricerca

scientifica, che è alla base dei grandi conseguimenti tecnologici e sociali delle

società occidentali. La libertà di ricerca è un valore quanto mai strategico ai

nostri giorni, in cui la necessità di innovazioni e di risposte adeguate alle sfide

globali si è fatta pressante. Per arrivare a risultati creativi e condivisi, la scienza

non può che battere strade diverse e parallele, imparare dai propri errori, darsi

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tutto il tempo e gli investimenti necessari. Solo la ricerca avanzata, nella quale

l’Italia ha costantemente ottenuto risultati di primo piano a dispetto di gravi

difficoltà e inadeguati investimenti, può consentire al nostro Paese di affrontare

con successo la competitività che caratterizza l’èra globale, le difficoltà inerenti

alle transizioni energetiche e al riequilibrio ambientale, i nuovi problemi medici

relativi all’innalzamento della durata e della qualità della vita.

Lo sviluppo della ricerca tecnico-scientifica pone certamente inediti

interrogativi etici relativi all’impatto ambientale delle innovazioni tecnologiche e

delle scelte energetiche e produttive, ai settori biologico e medico, alle

conseguenze politiche, sociali e umane delle tecnologie militari. Il Partito

Democratico intende affrontare questi interrogativi applicando integralmente i

princìpi della laicità e della condivisione democratica, e rendendo compatibile il

principio della libertà di ricerca e di scelta con il principio per cui non tutto ciò

che è realizzabile tecnicamente è eticamente accettabile, né è sempre utile sul

piano sociale, economico, ambientale. Questo divario fra realizzabilità astratta e

bene comune diventa ancora più acuto in condizioni di risorse economiche

scarse, in cui si è obbligati a fare delle scelte di priorità e di urgenza.

7. La speranza della pace: la storia non è finita

Il Partito Democratico intende inverare i valori ai quali fa riferimento in

piattaforme politico-programmatiche, che affinino il “chi siamo” come

conseguenza del “cosa vogliamo”. Lo scopo di questo Manifesto non è quello di

pronunciarsi su tutti i temi dell’agenda politica e culturale, ma di tratteggiare il

profilo di un partito nuovo: per il ruolo politico di partito nazionale che vuole

assumere, a fronte di una crisi così profonda del vecchio organismo statale

italiano, e perché si pone il problema di elaborare una nuova idea di progresso

umano. La condizione è che questa forza riesca a proiettarsi nel mondo e a

misurarsi con la novità della condizione umana.

Il più grande obiettivo che sta di fronte alla politica è di operare per

costruire un orizzonte democratico planetario in grado di impedire che ristrette

oligarchie si arroghino il diritto di decidere la più grande e sconvolgente

redistribuzione delle risorse e del potere della storia del genere umano. È anche a

causa di questo gigantesco processo che stiamo assistendo a drammatiche

turbolenze degli ordini politici internazionali, che vanno ridisegnati e messi in

grado di prendere grandi decisioni collettive. La conseguenza è che questo vuoto

di governo alimenta sempre nuovi conflitti e nuove corse al riarmo, compresa

una proliferazione degli arsenali atomici. L’impegno per la pace torna ad essere

più che mai cruciale.

Il Partito Democratico, per l’ispirazione etica, culturale e politica che lo

sostiene, intende promuovere una politica attiva e intraprendente a favore della

pace, richiamandosi allo spirito e alla lettera della Costituzione italiana, ai

princìpi generali della Carta europea e alla Carta delle Nazioni Unite. In

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conformità all’art. 11 della Costituzione preso nella sua interezza, il Partito

Democratico si adopera affinché l’Italia si assuma le proprie responsabilità

internazionali nel governo dei conflitti, in coerenza con il diritto internazionale e

attraverso le organizzazioni sovranazionali preposte alla sicurezza, alla giustizia e

alla pace. Il ripudio della guerra va coniugato con l’attiva partecipazione

dell’Italia alle responsabilità della comunità internazionale nell’assicurare un

giusto ordine mondiale.

Al tempo stesso, il Partito Democratico è consapevole che siamo arrivati

al limite di una crescita meramente quantitativa. Non è più sostenibile il

saccheggio delle risorse naturali operato da un modello di sviluppo basato sui

consumi crescenti e sugli sprechi di energia e materie prime. Una svolta nei modi

di vivere e di consumare delle società contemporanee è perciò necessaria. Il

tempo si è fatto breve ed è già sotto i nostri occhi lo sconvolgimento di tutti gli

equilibri ecologici, dal clima alle risorse energetiche, dall’acqua potabile alle

fonti di alimentazione. Sono impegni di ordine politico, come di ordine culturale.

Le questioni ambientali impongono misure urgenti e cambiamenti profondi al

modo di vivere, ma esigono prima di tutto la consapevolezza che l’attuale

modello di sviluppo si è pericolosamente avvicinato a una soglia, oltre la quale

verrebbe messa in questione la stessa esistenza dell’umanità. Si è aperto un

dibattito di portata analoga a quello che impegnò le autorità politiche, morali e

scientifiche del mondo intero quando si inaugurò l’era atomica.

Tutto ci dice che la storia non è finita. Il mondo in cui viviamo appare

sempre più come una trama complessa di relazioni in continua evoluzione. E se è

vero che questa evoluzione è sempre più condizionata dall’azione dell’uomo

moderno e dall’uso che egli sta facendo di una scienza e di una tecnologia che

oltrepassano i vecchi confini, questo significa che non è più adeguata una politica

che non prenda coscienza di questa trama di relazioni e di interdipendenze.

Questa presa di coscienza è la condizione essenziale per governare il mondo in

cui viviamo. Se non assumiamo questa nuova dimensione storica, se una grande

forza riformatrice non assume come suo compito questa inedita necessità di

“stare insieme”, pena la rovina comune, le donne e gli uomini saranno incapaci di

costruire un’esistenza pacifica basata sulla giustizia e sulla libertà.

Guidato dall’idea di una convivenza unitaria e plurale sempre più

necessaria allo sviluppo della comunità nazionale e mondiale, il Partito

Democratico invita tutti i cittadini a condividere il suo progetto etico e politico,

per un impegno che rilanci il futuro del nostro Paese nel terzo millennio, ne

reinterpreti e rafforzi l’identità all’interno del concerto europeo, ne assicuri il

contributo attivo alla pace e alla giustizia nel mondo globalizzato.

Roma, 3 febbraio 2008